Il Tirreno

Pisa

gli arsenali medicei

Museo delle Navi, la svolta «Apre il primo padiglione»

di Mario Neri
Museo delle Navi, la svolta «Apre il primo padiglione»

Atteso da 18 anni. La Soprintendenza: visite su prenotazione dal 5-6 novembre Ci sono 4 barche e 8mila reperti fra anfore, utensili e gioielli antichi. Due anni per finirlo

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. In qualche modo, scoprirle lì, in quel porto sepolto a San Rossore, aveva offerto la visione di un viaggio. La “Pompei del mare” non aveva soltanto fatto riemergere una storia sommersa, ma anche riaffiorare pezzi di un immaginario collettivo.

E con il loro carico di anfore, gioielli, utensili antichi, monete abbiamo tutti atteso questo momento per 18 anni con la speranza di poterci immergere in quella fantasticheria: ammirare il loro fasciame, le prue, il legno scuro e avvizzito salvato dalla resina e immaginarle vive e brillanti, sentire il salmastro sugli scalmi, vederle di nuovo intatte, salpare e approdare ancora, percorrere le rotte tirreniche, risalire le coste dell’impero dal Canale di Sicilia fino alle Baleari per poi tornare indietro fino a Pisa, per guerra o commercio che fosse. Le abbiamo attese come si attende un vascello entrare in porto, le Navi antiche di Pisa.

Per anni rallentati da una penuria di finanziamenti, i lavori per la costruzione di un Museo negli Arsenali Medicei sono finalmente giunti ad una svolta, e il 5 o 6 novembre (il ministero dei Beni culturali dovrebbe comunicare ufficialmente la data alla Soprintendenza oggi), aprirà al pubblico la prima parte del percorso espositivo sul lungarno Simonelli. Qualunque sia il giorno, è chiaro il valore simbolico: l’apertura avverrà nei giorni delle commemorazioni dell’alluvione e da un’alluvione sarebbero state sommerse anche le navi.

«Una volta concluso, il museo - rivelano dalla Soprintendenza - sarà spalmato su 4.800 metri quadrati. Ma già dal primo fine settimana di novembre, un quarto di quegli spazi avrà le sembianze di una grande sala espositiva, il resto arriverà nei prossimi due anni, ma nel frattempo una buona parte resterà sempre visitabile». Per ora, spiegano dall’ufficio pisano del Mibact, le visite saranno su prenotazione, e a gestirle sarà la cooperativa Archeologia, che si è occupata del restauro e del montaggio dei relitti sotto la direzione dell’archeologo Andrea Camilli. A dare una sterzata decisiva sono stati i 5 milioni di euro stanziati dal governo l’anno scorso dopo anni in cui le risorse per uno dei progetti più ambiziosi per la salvaguardia del patrimonio culturale sono arrivate a singhiozzo.

La scoperta risale al 1998, all’epoca si gridò al miracolo per quelle 30 navi (di cui 13 intere) ritrovate sepolte nella sabbia durante gli scavi per la costruzione di un polo delle Ferrovie a San Rossore. Un tesoro che permetterà al visitatore un gigantesco rewind, un viaggio a ritroso di oltre duemila anni. Perché i relitti - e con loro gli oltre 8mila reperti - risalgono a un periodo fra il III secolo a.C e il VII d.C. Fin dal 2002 il ministero aveva deciso di stanziare un milione di euro l’anno per farle tornare alla luce. Un impegno lentamente disatteso, che negli anni ha fatto insorgere il sindaco Marco Filippeschi e il governatore Enrico Rossi.

Ora, almeno per una porzione, il museo è pronto, mancano solo i dettagli. Saranno 4 le navi da ammirare, fra cui la nave A, la prima rinvenuta nel porto sepolto, lunga 18 metri e risalente al II secolo d.C., poi la F e la I, del I e del IV-V secolo d.C, e infine la D, 11 metri di scafo per gli studiosi del VI secolo d.C. «E fra qualche mese - confermano dalla Soprintendenza - sarà esposto anche l’Alkedo». La nave “gabbiano” ritrovata durante gli scavi ancora ormeggiata ad un palo con una cima. Quel sogno di mare che si teneva attaccato alla storia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web