Il Tirreno

Pisa

la rabbia dei residenti

«Ma il grande parco è terra di nessuno fra spaccio e rifiuti»

«Ma il grande parco è terra di nessuno fra spaccio e rifiuti»

PISA. La vecchia piscina scoperta, orgoglio della parrocchia fino a quindici anni fa, ormai è la loro tana. Un fortino. «Si piazzano qui dall’ora di pranzo in poi, e aspettano», dice Egidio. Ormai la...

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PISA. La vecchia piscina scoperta, orgoglio della parrocchia fino a quindici anni fa, ormai è la loro tana. Un fortino. «Si piazzano qui dall’ora di pranzo in poi, e aspettano», dice Egidio. Ormai la chiamano la “Cittadella” del Maghreb. Loro, i tunisini, sempre laggiù, buttati su qualche materasso sotto i vecchi e sbracciati loggiati di mattoni e cemento, ad aspettare i clienti. Sul prato, il via-vai dei ragazzi che fanno la spola fra i campi e la strada per una dose. Giovani o giovanissimi, alcuni perfino minori, che stanno trasformando questi sei ettari di verde nella deriva delle loro esistenze e costringendo un intero isolato ad una convivenza impossibile.

«Fino a 5, massimo 10 anni fa, quando ancora l’area era di proprietà del Demanio, questo parco era accettabile. Non parliamo dell’epoca di don Renzo: c’erano i campi da calcio, il pattinaggio, il basket, i nostri figli uscivano di casa e avevano uno spazio enorme e bellissimo dove fare sport e stare insieme - dice Alberta Pinazzi, vedova di un pilota dell’Aeronautica residente di uno dei palazzi affacciati sul parco - Da quando la gestione è passata al Comune è una terra di nessuno, completamente nelle loro mani. Ci rubano le bici e c’è da aver paura ad uscire di casa». Stretta fra gli Arsenali Repubblicani e quello che fra pochi giorni sarà il Museo delle Navi, quest’area negli anni è stata oggetto di progetti per ora rimasti lettera morta. Il sindaco Marco Filippeschi vorrebbe farne uno dei luoghi alternativi per la movida, un grande spazio su cui organizzare eventi per i giovani. Da anni i residenti chiedono di farle recuperare almeno un po’ di decoro e sicurezza. L’ultimo episodio risale a domenica. È andato a fuoco un magazzino degli Arsenali Medicei. «Era occupato - dice Sara Pelacchi, architetto con una studio in via Pisano -. Sono già tornati. Il rogo è partito da un collettore del gas che serve tutte le abitazioni intorno, noi abbiamo le mura confinanti, non vogliamo rischiare, e mi sono stancata delle telefonate in questura, farò un esposto». «Abbiamo fatto decine e decine di segnalazioni - dice Egidio Scroppo - ma sono sempre cadute nel vuoto. Ma qui sta andando tutto in malora». I vecchi spogliatoi dei campi di calcio, trasformati in rifugio e casa per gli spacciatori, sono diventati una bomba sanitaria. I panni stesi fra i rifiuti, i giochi di un bambino in mezzo alla spazzatura. Uno stanzone è diventato una discarica per rottami di bici rubate. Ma soprattutto il parco “ricreativo” (sul cartello all’ingresso c’è scritto così) è diventato la base di una delle bande di spacciatori più attiva della città. «Guardi, guardi, ne stanno arrivando altri due», dice uno dei residenti che ci ha accompagnati sul posto mentre nella direzione dei pusher si dirigono due ragazzini appena usciti da scuola. Capelli rasta, felpe jeans, hanno ancora lo zaino in spalla. Altri due minuti ne compare uno in bici con una felpa a quadri gialli e neri. Così, qui, a pochi passi dalle navi antiche, il vascello con le corde e il ponte sommerso nell’erba, era stato pensato come un gioco, l’attrazione per i bambini del quartiere. È diventato il simbolo di un pezzo di città che affonda, di uno spicchio urbano alla deriva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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