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Incendio nei depositi degli Arsenali Repubblicani

Incendio nei depositi degli Arsenali Repubblicani

Sono occupati da alcuni spacciatori. I residenti: «Il rogo scoppiato vicino ai tubi del gas, le case e il museo delle navi romane potevano esplodere»

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PISA. «Se non avessimo avvertito in tempo i vigili del fuoco forse qui sarebbe esploso tutto, guardi qua, da questi tubi passa il gas che serve tutte le case intorno». Se i residenti delle case affacciate su questi giardini a un passo dal lungarno Simonelli non si fossero accorti in tempo che ieri pomeriggio alle 15 dai vecchi magazzini degli Arsenali Repubblicani si alzava un fumo nero, forse fra la ferraglia e le bici rottami non ci sarebbero soltanto le ceneri di vecchie casse di legna e di plastica.

L’incendio è scoppiato a pochi passi da quello che dovrebbe diventare il grande museo delle navi romane, anzi proprio in una porzione di terreno di proprietà della Soprintendenza ma da mesi ormai occupata da due spacciatori e una donna. «Quella ragazza è la compagna di uno dei tunisini - dice uno degli abitanti di via Nicola Pisano - è stata svegliata dalla puzza. Non è chiaro cosa abbia fatto da innesco, ma a bruciare è stata una coperta». I tre tunisini ieri sono stati identificati e denunciati per invasione di terreni e occupazione di edifici dalla polizia, arrivata sul posto con una volante.

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Gli agenti, in collaborazione con i pompieri, hanno messo i sigilli all’area fino a poco fa utilizzata come deposito di materiale per la ditta che lavorava al recupero degli Arsenali. «Sono qui da molto tempo - dice una residente - Io riuscivo ad intravederli dal balcone. Non so cosa facessero, ma di certo, se avessero voluto, in qualsiasi momento avrebbero potuto entrare nelle gallerie medicee». E in quelle gallerie da mesi la Soprintendenza lavora per portarci i resti delle 30 navi romane rinvenute nei pressi della stazione di San Rossore nel 1998. I residenti sperano che l’incendio di ieri sia l’occasione per mettere in sicurezza l’area di tutta la Cittadella, da tempo diventata “casa” e base per molti spacciatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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