Il Tirreno

Pisa

«Città a misura di studenti: così si chiude bottega»

di Carlo Venturini
«Città a misura di studenti: così si chiude bottega»

Viaggio fra gli ultimi “reduci” delle Vettovaglie Il Comune: via ai mercatini per rivitalizzarla

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PISA. «Panni stesi ad asciugare in Piazza delle Vettovaglie non ce ne sono più». Lo dicono Riccardo e Federico Bertini. Riccardo è zio di Federico e gli ha passato l'attività di frutta e verdura (aperta nel 1890), proprio accanto alla pescheria da Ginetto che ha chiuso i battenti non solo per i postumi della mala movida ma anche per lo spopolamento del centro storico con le famiglie che hanno difficoltà di raggiungerlo provenendo da fuori. «Se non ci sono le famiglie e se la Piazza viene lasciata a se stessa, i piccoli esercenti sono costretti a chiudere perché non si può reggere alla concorrenza degli ipermercati con quei pochi affezionati clienti», dice Riccardo. «Fino a qualche anno fa - continua l'esercente - gli unici atti vandalici erano quelli delle pallonate alle vetrine ed alle serrande di una trentina di bimbetti che giocavano qui». La mala movida c'entra ma è il portato dello svuotamento del centro storico, uno spopolamento che è in atto da una ventina di anni. È il classico cane che si morde la coda anche se manca una variabile, quella studentesca. Le famiglie lasciano l'appartamento agli studenti che gradiscono assai di più avere il pub sotto casa piuttosto che il negozio di alimentari visto che mangiano a mensa. «È il mercato, bellezza», parafrasando il cinismo di Humphrey Bogart in L'ultima minaccia. E quindi il centro storico si svuota, le pizzicherie chiudono e aprono bar e pub. «Siamo qui dal 1890 - dice Federico - e tutto iniziò con la mia trisnonna ed i banchi di frutta ce li siamo passati in famiglia, gli affari andavano benone mentre ora tengo aperto per affezione e per onorare la storia di chi mi ha preceduto».

Federico ricorda che sua nonna Gina Bagnoni «era la donna più ricca di Pisa e la chiamavano la "baronessa". «Qui accanto alla piazza aveva un fondo e noi mangiavamo lì con una tavolata per 30 persone, il fondo era aperto sulla strada e chi aveva fame si poteva sedere a mangiare; immaginatevi di farlo adesso». Per Federico c'è bisogno di riportare le famiglie in centro e lo si fa solo «rendendolo bello, con iniziative decorose e con facili ingressi e parcheggi al centro storico». La ztl, naturale trasformazione di una città sempre più turistica, sarebbe stata una mannaia per il piccolo commercio. Ne sono convinti anche i titolari della peschieria Falciani che, dopo aver ringraziato ed «abbracciato» i loro clieni affezionati, dicono: «Le famglie non ci sono più, farle ritornare dalle periferie è difficile: contravvenzioni, difficoltà di parcheggio; ci vorrebbero dei permessi o agevolazioni per consentire lo shopping nel centro storico». Francesco Tagliente, ex prefetto di Pisa, sembra essere in perfetta sintonia con il direttore della Normale, Vincenzo Barone, che vuole riportare la bellezza in piazza dei Cavalieri. «Per garantire la vivibilità e convivenza nel centro storico pisano - dice Tagliente - provai a portare iniziative culturali e di intrattenimento consone al decoro e al rispetto dei luoghi storici grazie all'aiuto di varie associazioni culturali, perché sono convinto che il vuoto, in natura, non esista e c'è la corsa a riempirlo». Andrea Ferrante, assessore al commercio, dice: «Quando chiude un negozio storico è una ferita per la città. Dobbiamo rivedere in maniera concertata, le regole su occupazione di suolo pubblico, dobbiamo portare eventi attrattivi nel centro storico come ad esempio nuovi mercatini, così come serve un lavoro concertato per condividere alcuni servizi complementari quali ad esempio i bagni pubblici in piazza S.Omobono».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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