Meteo
Stazione invasa, operai sdraiati sui binari
Alla manifestazione per l’indotto Piaggio c’erano anche i precari del Cnr, dei vigili del fuoco e dell’aeroporto Galilei
PONTEDERA. Sdraiati sui binari con le magliette rosse e in giallo la falce e martello per chiedere un incontro al prefetto in cui affrontare i problemi dell’indotto metalmeccanico della Valdera e della Piaggio.
Il treno Viareggio-Firenze delle 11,09 fermo ad aspettare che, tramite il commissariato di Pontedera, da Pisa giungesse una risposta positiva. Che alla fine è arrivata davvero.
È stata un’azione eclatante, quella di ieri mattina da parte dei lavoratori di Piaggio, ma anche di altre aziende della provincia e non solo, che fanno parte dell’Unione sindacale di base (Usb). L’epilogo di una manifestazione partita dalla storica portineria della Piaggio e che ha bloccato il traffico sulla Tosco Romagnola ai Villaggi e vicino al centro per poi arrivare in piazza Cavour, proprio sotto il palazzo comunale.
Lavoro, diritti, referendum (ovviamente schierati per il no), condizioni e futuro degli operai della Piaggio e dell’indotto. E poi Renzi, politiche industriali e Jobs act. Questi i temi della protesta che Giacomo Ceraolo, uno dei responsabili dell’Usb, e Simone Selmi, delegato Usb nella Rsu di Piaggio, hanno proposto ai manifestanti, ma anche ai cittadini che, specie in corso Matteotti, hanno assistito a uno sciopero che da tempo non si vedeva a Pontedera. Non tanto nei numeri, quanto nella decisione con cui il corteo si è mosso per le vie della città con le forze dell’ordine a gestire gli automobilisti in transito che, in alcuni frangenti, sono diventati insofferenti per il blocco alla circolazione.
L’obiettivo era quello di ottenere un incontro col prefetto, Attilio Visconti, in cui discutere delle varie problematiche che affliggono il comparto metalmeccanico della provincia di Pisa. «Un primo passo per poi arrivare a portare Piaggio al Ministero dello sviluppo economico - dicono i due sindacalisti - perché ormai siamo stufi dei discorsi. Questo è un territorio che si è impoverito col tempo, ma in maniera inesorabile. Senza che, negli ultimi anni, nessuno muovesse un dito. È arrivato il momento di fare qualcosa di concreto. E anche Piaggio deve fare la sua parte, visto che è la principale azienda della zona e che dalle sue scelte dipende il destino di centinaia di lavoratori».
Parole dette mentre i viaggiatori del treno fermo nella stazione di Pontedera guardavano fuori dal finestrino senza capire granché di quella protesta. Una volta ottenuto l’ok da Pisa all’incontro, gli scioperanti sono tornati in viale Rinaldo Piaggio e il convoglio è ripartito con circa venti minuti di ritardo in un orario in cui la circolazione ferroviaria non è molto frequente, per di più in una giornata di sciopero dei trasporti come quella di ieri.
Risultato ottenuto, comunque, per gli organizzatori della manifestazione, composta da qualche operaio della Piaggio, ma anche da precari del Cnr, dei vigili del fuoco e dell’aeroporto Galileo Galilei, fino a livornesi appartenenti a varie associazioni della città labronica. Un melting pot che dovrebbe riproporsi nella manifestazione di Roma prevista per oggi, quando l’Usb porterà nella capitale i grandi temi sociali che caratterizzano l’Italia dei nostri giorni.
«Piaggio, però, resta il nostro cruccio - riprende Selmi - perché sta utilizzando ammortizzatori sociali da anni senza che nessuno chieda conto delle scelte di produzione. Ma prima o poi i soldi dello Stato finiranno. E a quel punto arriverà il momento di tirare le somme di queste decisioni».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google