Il presidio
Rientra a casa dopo una serata con gli amici: aggredita e rapinata con un coltello. Un peluche come esca
Pisa, la mamma della 19enne: «Quell’uomo è sbucato da un cassonetto e ha usato un peluche come esca, a lei sembrava un gattino da salvare. Ora è sotto choc»
PISA. Forse un peluche o una maglia arrotolata, che importa saperlo adesso? Aveva appena fatto in tempo a schivarlo, era lì, sull’asfalto, accoccolato come stanno i gatti feriti, travolti dalle ruote dopo essere balzati senza un perché dal marciapiede. «E lei non ci ha pensato, è tornata indietro. Mia figlia è fatta così, di fronte ad una creatura in difficoltà non riesce a voltare le spalle», racconta Sabrina, mamma di una studentessa di 19 anni, che l’altra notte è stata aggredita, rapinata e ferita da un uomo in via Possenti, quartiere San Marco, proprio mentre stava rincasando. «Erano quasi le due - racconta la madre sotto i portici del palazzo - Era sola, stava rientrando dopo una serata in centro con gli amici, aveva già oltrepassato il cancello parcheggiando nella corte interna. Era al sicuro, e invece, che cavolo, è uscita ed è tornata indietro a vedere cosa c’era sulla strada», continua la donna. La ragazza adesso dorme, e anche se fuori via Possenti di giorno risuona di mille voci, delle risate e delle gazzarre dei ragazzi dell’istituto Santoni che escono o entrano da scuola, di notte questa strada invece è «deserta», racconta chi ci abita, un tunnel oscuro che si scioglie in un curvone vicino alla ferrovia per circa trecento metri.
«È sconvolta - racconta Sabrina - siamo state sveglie tutta la notte dopo essere tornate dall’ospedale». Perché l’altra notte sua figlia se l’è ripercorso tutto a ritroso il tunnel, fino all’incrocio con via Calcutta. «Era lì che aveva scorto quella cosa per terra pochi minuti prima - prosegue la mamma - Ma una volta tornata non c’era più, così lei si è accucciata a vedere se il gattino si fosse nascosto sotto un auto. E in quel momento è saltato fuori quell’uomo, sbucato forse da dietro un cassonetto. L’ha presa alle spalle, afferrandola per il collo».
È stato un attimo. Lui alto, la voce rotta dall’astinenza, concitata, un cappuccio in testa e una sciarpa fin sotto il naso. «L’ha stretta alla gola e le ha puntato un coltello alla pancia - dice Sabrina - E lei ha reagito; si è spaventata, certo, ma ha gli ha sferrato un paio di calcioni. Conosce le tecniche di autodifesa, gliele ha insegnate il padre, è un militare. Ma puoi conoscere tutte le mosse che vuoi, in quel momento è già abbastanza se riesci a liberarti. Le diceva: “Dammi i soldi, dammi i soldi” e spingeva la lama». Così alla fine ha aperto il portafogli e preso la prima banconota che le è capitata.
«Dieci euro, nulla di più. Ma a lui sono bastati perché è fuggito. Quando è tornata a casa abbiamo subito chiamato i carabinieri, ma non ha potuto riconoscerlo. Era spaventata, aveva delle abrasioni sul collo e ad un polso e poi quella riga rossa sulla pancia. Nulla di che, solo una ferita superficiale, ma la lama aveva tagliato la maglia. Cosa poteva succedere se avesse spinto più a fondo?», si chiede Sabrina. Così ora non è più l’inganno di questa strada troppo buia a far bruciare di rabbia e paura la giovane, ma la ferita sull’addome, il segno di un destino riacciuffato per un soffio, con quel calcione rifilato al suo aggressore grazie agli insegnamenti del padre e forse a molta fortuna. «Adesso basta - conclude sua madre - la sera da sola non esce più. Sarà bene che cominci a scegliersi qualche amico un po’ più cavaliere, che si prende la briga di riaccompagnarla a casa».
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