Il Tirreno

Pisa

Scoperta choc: per 16 anni prega sulla tomba di un’estranea

di Danilo Renzullo
Un'anziana depone dei fiori su una tomba (foto d'archivio)
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Un'anziana depone dei fiori su una tomba (foto d'archivio)

L’agghiacciante verità per una donna pisana dopo l’esumazione della salma: in quella bara “riposava” una donna, non il suo amato padre. Lo scambio forse già al funerale

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PISA. Dopo aver ricevuto quella raccomandata, non ha avuto dubbi ad organizzare quella trasferta di alcune centinaia di chilometri per assistere alla esumazione (programmata) di quella bara e versare un'ultima lacrima di dolore davanti alle spoglie dell'amato genitore.

O, almeno, di quello che credeva essere suo padre. Ignara, che da quelle poche righe arrivate dal Comune di Milano sarebbe iniziata una storia che Dario Argento potrebbe racchiudere nella collezione dei suoi film horror. O diventare la trama di un romanzo giallo di cui la famiglia di V.L. (omettiamo i nomi per esplicita richiesta dei protagonisti della triste vicenda) attende con ansia di conoscere il finale e cercare di dare un senso a una macabra sceneggiatura che ha trasformato lo choc iniziale in rabbia. Un'attesa che da una settimana sta logorando un'intera famiglia e una donna arrivata qualche anno fa a Pisa da Milano per motivi di lavoro e che nel giugno del 2000 è stata costretta a salutare per l'ultima volta suo padre (V.L.), deceduto all'ospedale di Genova dove era arrivato dal capoluogo lombardo nel vano tentativo di curare una grave malattia. Lacrime, dolore e un ultimo viaggio, quello verso Milano, per accompagnare la salma del padre nella chiesa di via Valdagno dove la donna ha seguito con amici e parenti la funzione religiosa prima di rivolgere un ultimo saluto a quella cassa di legno che la terra del cimitero di Musocco ha avvolto per sempre, accogliendo per sedici anni i fiori e le lacrime di una donna e dei suoi familiari che - seppur idealmente - non ha mai fatto mancare quell'affetto che solo una figlia riesce a riservare ad un genitore.

Lo stesso avrebbe voluto fare giovedì scorso, quando la donna, insieme al marito ed altri parenti, è arrivata al cimitero Maggiore di Milano (o cimitero di Musocco), come indicato in quella raccomandata ricevuta pochi giorni prima. «Siamo stati informati che il giorno 13 ottobre ci sarebbe stata la riesumazione di mio suocero», racconta il marito della donna alla cronaca cittadina del Corriere della Sera. «Io e mia moglie siamo partiti da Pisa per essere presenti». Un senso di tristezza assale i due mentre varcano i cancelli del più grande cimitero del capoluogo lombardo. Che si trasforma in choc, quando gli addetti aprono la bara per procedere alla riesumazione.

A questo punto, un buon regista riavvolgerebbe il nastro per raccontare una storia parallela. O, in alternativa, inserirebbe in quella pellicola una scena in bianco e nero per ricordare i bei momenti del passato vissuti insieme. La donna e il genero di quell'uomo deceduto sedici anni fa non stanno però vivendo un film. Gli operai estraggono dalla terra quella cassa di legno. Tolgono i sigilli, spostano il coperchio della bara. I familiari cercano di farsi forza. La visione toglie il fiato. L'angoscia di osservare quel corpo che il tempo ha trasformato in un mucchio di ossa, diventa disperazione quando i due scorgono qualche particolare che la bara ha custodito in segreto per sedici lunghissimi anni.

«Invece di esserci i resti della salma di mio suocero, c'erano quelli di una donna», racconta ancora l'uomo.«Era evidente che in quella cassa non solo non c'era lo scheletro di mio padre, ma nemmeno quello di un uomo», sottolinea la donna che per quasi due decenni ha portato i fiori e ha pianto sulla tomba sbagliata e, probabilmente, organizzato e partecipato al funerale di una sconosciuta. «Da alcuni particolari - prosegue - ho capito che non poteva essere mio padre». Lo scheletro era sormontato da capelli lunghi e conservava quasi perfettamente la dentatura, mentre l'uomo al momento del decesso era calvo e senza denti. Strani particolari che la donna segnala immediatamente agli operatori del cimitero. Un rapido controllo alla targhetta impiantata sul legno della cassa. Il nome coincide. Il cognome anche. Ma è il terzo ritrovamento che costringe gli operai a bloccare l'operazione e la famiglia, ormai in preda ad un misto di choc e rabbia, a sporgere denuncia ai carabinieri di Musocco. «Dal femore è stata sfilata una calza lunga di nylon» aggiunge la donna, che si è affidata ad un legale pisano sperando che la magistratura riesca a far luce su una vicenda agghiacciante, indicando anche una possibile strada: «Era un venerdì quando mio padre è morto. A Milano è rimasto nel deposito del cimitero per due giorni, prima dei funerali che si sono svolti il lunedì successivo». In quel deposito è avvenuto probabilmente uno scambio di targhette che coinvolge almeno un'altra famiglia. Che per sedici anni ha pregato e pianto sulla tomba di uno sconosciuto.

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