Il Tirreno

Pisa

Casa della Donna in salvo grazie ai fondi dei Comuni

di Sharon Braithwaite

Pochi mesi fa l’allarme per le ristrettezze finanziarie. La Sds: «Abbiamo trovato gli stessi soldi degli anni scorsi, nonostante i tagli operati dalla Regione»

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PISA. Dopo l'allarme lanciato nei mesi scorsi dalla Casa della Donna, la Società della Salute pisana fa chiarezza sui finanziamenti ai centri anti-violenza. «I fondi sono gli stessi degli anni scorsi, ma i Comuni hanno dovuto contribuire maggiormente a causa della riduzione degli investimenti regionali - spiegano Sandra Capuzzi, assessore al sociale e presidente Sds, e il direttore Alessandro Campani, durante l'ultima riunione della seconda commissione consiliare permanente -. Non c'è mai stato un disinteresse nei confronti di queste strutture».

La Sds ha incontrato gli ordini professionali degli avvocati e degli psicologi per utilizzare i fondi pro bono a loro disposizione per i servizi offerti alle donne vittime di violenza. «Nessun taglio ai fondi, dunque, ma una ridistribuzione ed un efficientamento delle risorse per far fronte ai tagli della Regione e a questo fenomeno che non accenna a diminuire, specie durante il periodo estivo e le festività», dice Capuzzi, mentre Campani aggiunge che la Sds intende «investire anche per migliorare le campagne di comunicazione su questi temi».

L'assistenza alle donne vittime di violenza inizia con la richiesta di aiuto al pronto soccorso, alle forze dell'ordine e ai servizi sociali. Il primo servizio offerto dalla Sds si chiama "Codice rosa", costa alla Sds 9.680 euro l'anno e consiste in un'accoglienza disponibile 24 ore su 24 e gestita dall'associazione “Donne in movimento”. «Nel primo semestre 2016 sono state accolte 8 donne e 7 minori - spiega la Sds -, ma sono ancora tante quelle che non intraprendono un percorso di uscita dalle violenze».

I numeri sono in linea con l'anno scorso, quando furono prese in carico 13 donne e 10 minori. Nei punti dove è attivo il "Codice rosa", un'operatrice della Dim effettua il primo colloquio con la donna, che a questo punto può scegliere di essere presa in carico. Una scelta non facile perché spesso la violenza dura da molti anni. Se la donna acconsente ed è in pericolo di vita, viene accolta in una struttura segreta (gestita dall'associazione Dim) dove gli operatori qualificati individuano i suoi bisogni e valutano la sua condizione. Se la situazione di pericolo permane, la donna viene successivamente trasferita nella casa-rifugio della Casa della Donna, dove può rimanere da 6 mesi ad un anno. E su questa fase la Sds intende ampliare l'offerta di servizi. Infine, c'è un'ulteriore struttura "convivenza guidata", dove sono accolte donne vittime di violenza e in difficoltà socio-economica: è gestita da Arnera e ogni anno costa alla Sds 38.700 euro. In ogni casa-rifugio ci sono 8 posti per donne con minori. Ogni anno la Sds assegna 41.500 euro alla case rifugio. Le donne vittime di violenza non vengono intercettate solo dal "codice rosa", ma anche dal numero di telefono della Casa della Donna (050-561628), che offre consulenza psicologica e legale. Nel primo semestre 2016, 102 donne si sono rivolte direttamente al "telefono donna"; 690 gli accessi e 1.107 le prestazioni erogate. L'attività di questo centro costa alla Sds circa 21.000 euro all'anno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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