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Ancora tante le donne prigioniere delle tratte
Nel 2016 17 ragazze nigeriane sono entrate in contatto con gli operatori della Società della Salute
PISA. Palloncini arancioni colorano il cielo sopra Ponte di Mezzo.
È il modo in cui Pisa, insieme ad altre 27 città italiane, ha partecipato ieri alla decima Giornata europea contro la tratta degli esseri umani. Un'azione simbolica per «catturare l'attenzione su un fenomeno purtroppo in aumento, che - spiega la presidente della Società della Salute della zona pisana, Sandra Capuzzi - coinvolge sempre più donne e minori», tradottasi, nel concreto, nel progetto "Satis": un acronimo che sta per "Sistema antitratta toscano d'integrazione sociale" e che indica l'investimento da 1,5 milioni di euro con cui il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio finanzia in Toscana gli interventi anti-tratta. Il progetto è guidato dalla Società della Salute della zona pisana ed è stato pensato per dare continuità ai servizi già esistenti, a rischio chiusura per la scadenza del precedente progetto (ConTraTto), come il numero verde regionale (800.186086) per le vittime di tratta, gratuito e attivo 24 ore su 24, le 13 strutture d'accoglienza, le svariate unità di strada e gli sportelli informativi presenti in tutta la regione. La quota destinata all'area pisana è pari a 170mila euro e verrà impiegata per potenziare le due case rifugio del territorio (una a Pisa e l'altra a Pontedera), capaci di accogliere complessivamente 15 persone vittime di sfruttamento, e lo sportello di consulenza e sostegno di via Possenti, a Pisa, gestito dall'associazione "Donne in movimento".
«Un milione e mezzo in questo momento non sono pochi - ha commentato la presidente Capuzzi -. Serviranno a mettere in atto un monitoraggio ulteriore e costruire nuove strutture, per aiutare le tante, troppe donne coinvolte in questo sistema contorto a recuperare la propria libertà».
I dati raccolti dai sei operatori impiegati attualmente sul territorio pisano confermano il trend regionale e nazionale, quello di un incremento considerevole di donne nigeriane tra le vittime di tratta. Nei primi otto mesi del 2016 sono state infatti ben 17 le ragazze nigeriane entrate in contatto con gli operatori del progetto, che le descrivono come "tutte molto giovani e generalmente poco stanziali" e rintracciano nel loro sfruttamento una dinamica "del tutto nuova", ovvero l'essere spesso accompagnate in strada da connazionali uomini. D'altronde, l'aumento di donne provenienti dalla Nigeria era stato già registrato nella seconda metà del 2015 attraverso i dati del servizio "Sally People", l'unità di strada della Società della Salute rivolta a persone che si prostituiscono, presente a Pisa, San Giuliano Terme e Vecchiano. Un'ulteriore novità attinente al fenomeno riguarda il modo in cui queste donne, spesso minorenni, giungono in Italia, ovvero «tramite gli sbarchi collettivi, camuffate da migranti», come spiega Sandra Capuzzi. L'evidenza sta nel fatto che «arrivano insieme ai minori maschi come richiedenti asilo, ma poi spariscono, finché qualcuna riesce a fuggire e trova il coraggio di denunciare la propria condizione». Nelle case rifugio le persone in fuga dallo sfruttamento trovano un primo approdo sicuro. Il progetto "Satis", infatti, garantisce loro «un percorso personalizzato che dura in media 18 mesi», spiegano gli operatori, con assistenza socio-sanitaria, psicologica e legale e supporto per l'inserimento lavorativo, «per favorire il quale - ha concluso Capuzzi - servirebbero delle normative di incentivazioni alle aziende».
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