Italia
«Rischiamo l’effetto-Cascina niente primarie sul sindaco»
Il renziano Sanzo: troppe divisioni interne, serve un candidato di sintesi Cominciamo a lavorare sul nome a partire dal dopo-referendum
PISA. «Cascina ci sia di insegnamento, rinunciamo alle primarie per la scelta del candidato sindaco a Pisa». Salvatore Sanzo ne è convinto: se il Pd scegliesse la strada dei gazebo per dare un nome all’uomo da presentare all’elettorato nel 2018 come erede di Marco Filippeschi, rischierebbe di implodere sotto le sue divisioni. «Rischiamo di perdere», dice senza girarci intorno l’assessore all’ambiente e allo sport. L’ex campione olimpico di scherma è uno della generazione Leopolda, quella cresciuta con il mito della consultazione popolare. Con il voto dei gazebo, Renzi e i renziani hanno scalato il Pd, eppure ora sembrano aver cambiato idea. «No - precisa Sanzo - io credo nelle primarie, sono uno strumento fondativo del Pd, ma credo anche che in questa fase non siano utili per il partito, dietro la sfida diretta ci sono più rischi che benefici». A fare da monito, spiega, ci sono soprattutto le ultime esperienze dei Dem alle amministrative. «Cascina, ma anche Sesto, Grosseto, prima ancora Livorno. Dove siamo andati alla contrapposizione abbiamo perso. Questo perché quando si creano grandi conflitti interni ci perdiamo tutti, tutto il Pd, non solo una parte. Il post-Filippeschi non sarà un passaggio banale, dobbiamo avere tutti la maturità di capire chi è la persona che ne possa raccogliere l’eredità». Non è un ritorno ai vecchi schemi della “ditta”, ma «un’assunzione di responsabilità di un partito che deve cercare una sintesi fra le sue anime». Non la sconfessione di un metodo che ha fatto da testa di ponte per la rottamazione. «Quando Matteo sosteneva le primarie era un’altra epoca, in politica è passata un’era geologica». Il problema adesso sono le spaccature interne, troppo vive, sia nel partito nazionale che in quello locale, e il referendum le sta facendo esplodere. Un esempio? Proprio Cascina. «Cinque anni fa a Cascina si fecero le primarie fra Antonelli e Cipolli, vinse il primo e noi che perdemmo ci siamo messi a disposizione, cinque anni dopo si sono volute di nuovo le primarie, che io non condividevo, e si è consumata una spaccatura». Meglio «evitare i giochi di corrente», oggi quelle divisioni «rischiano di ripresentarsi» anche per la conquista del governo della città. «Se il Pd è unito non deve aver paura di nessuno, né del M5S né della Lega. Ma è evidente che le divisioni sono un pericolo - ammette Sanzo - per questo credo che il partito debba riprendere a fare il partito discutendo al suo interno a partire da 5 dicembre». Sanzo correrà? «No». Fontanelli sarebbe un buon nome? «È certo una persona autorevolissima, non si potrà prescindere da un parere positivo di Paolo, ma anche lui dovrà tener conto della maggioranza del partito nazionale». E Mazzeo? «Ah, non credo voglia fare il sindaco, ma dovete chiedere a lui».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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