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A Pisa il primato dei rincari della Tari

A Pisa il primato dei rincari della Tari

Per ristoranti e alberghi è cresciuta in un anno del 14 per cento. In pochissimi altri capoluoghi italiani è avvenuto lo stesso

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PISA. Rifiuti a peso d’oro. Non solo per le utenze domestiche, come abbiamo verificato nelle settimane scorse (le famiglie pisane sono in assoluto le più tartassate della Toscana), ma anche e soprattutto per alberghi, ristoranti, industrie alimentari e supermercati. In una speciale classifica stilata dal Sole 24 Ore, Pisa occupa le primissime posizioni della graduatoria dei rincari Tari (la tassa sui rifiuti appunto) più consistenti dei capoluoghi italiani con oltre cinquantamila abitanti. Tra il 2015 e il 2016 la spazzatura per le quattro categorie sopracitate è cresciuta di ben il 14 per cento.

Le associazioni di categoria si fanno sentire. «Invece di continuare ad aumentarle - commenta il direttore di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli - il Comune di Pisa farebbe bene a ridurre drasticamente le tariffe. Tra le città toscane prese a campione dal Sole 24 Ore Pisa è l'unica a registrare sulla Tari applicata ad alberghi e ristoranti un aumento a doppia cifra. In Italia, tra oltre 50 città censite con una popolazione superiore ai 50.000 abitanti, solo L'Aquila ha aumentato la Tari (+18% per alberghi e ristoranti), mentre nel Granducato Pistoia ha incrementato la tariffa di un più modesto 3,1% per ristoranti e alberghi. Prato ha mantenuto la stessa tariffa del 2015, l'hanno diminuita Arezzo del 6,5% per i ristoranti e dell’1,9% per gli alberghi, Lucca del 2,6%, Massa dello 0,3% e Siena dell’1,4%. Gli aumenti pisani - evidenzia Pieragnoli - non trovano giustificazione alcuna, se consideriamo che la produzione totale dei rifiuti ha subìto un rallentamento e che queste categorie fanno la raccolta differenziata, che dovrebbe attutire il costo della tariffa stessa. Non è più pensabile che alle pizzerie, alle pescherie, ai fiori e piante, ai ristoranti e alle osterie il Comune di Pisa applichi i coefficenti più alti, tradendo il principio stesso della legge che prevede che si paghi in base al rifiuto prodotto. Se consideriamo poi la crisi dei consumi, aumenti così repentini rischiano di spingere fuori dal mercato queste imprese, in prevalenza a conduzione familiare e che svolgono un servizio essenziale per la città».

«Gli aumenti sono a tal punti elevati - aggiungono da Confcommercio - che non c'è da stupirsi che gli incassi siano inferiori alle previsioni. Invece di minacciare la “caccia” ai pubblici esercizi o inventare fantomatiche task-force, occorre intervenire seriamente per correggere questa sperequazione, applicando alle imprese la tariffa in base alla quantità e qualità dei rifiuti effettivamente prodotti e ai processi di recupero e riciclo. Chi più inquina più paga è questa la legge aurea dell'equità e non una arbitraria penalizzazione di imprese che rappresentano l'asse portante del nostro turismo».

A Confcommercio fa eco Confesercenti: «Il caso dell'aumento delle tariffe dei rifiuti per le attività commerciali è l'ennesima dimostrazione di come l'amministrazione comunale scelga di non confrontarsi con le associazioni di categoria. Come sempre apprendiamo le notizie dai giornali».

È il dirigente Giulio Garzella ad esprimere le perplessità di Confesercenti sugli aumenti della Tari, che, secondo l'associazione di via Ponte a Piglieri, «Palazzo Gambacorti ha con troppa facilità concentrato sulle attività commerciali per compensare l'aumento del servizio». Le critiche di Garzella, quindi, sono principalmente sul metodo. «Gli aumenti sono giustificati dal Comune con l'obbligo di coprire i costi di un servizio che sta crescendo a livello qualitativo. Oggettivamente è migliorato (dal porta a porta ai cassonetti interrati), ma crediamo che un incontro con le categorie avrebbe potuto portare quanto meno ad alcuni chiarimenti e forse anche ad una condivisione del percorso. È totalmente assente - insiste il dirigente Confesercenti - la valutazione sulla reale produzione dei rifiuti che alla fine finisce per penalizzare tutti alla stessa maniera a prescindere da quanto rifiuto è stato prodotto».

E sul fronte Ikea? Garzella sembra quasi alzare bandiera bianca. «Purtroppo - dice - le normative sono queste e ci possiamo fare davvero poco. La classificazione di Ikea spetta al Comune che applica i suoi parametri. Semmai il problema è proprio nelle pieghe di queste norme. Si dice che Ikea non produce rifiuti perché ha un metodo virtuoso? Forse dimenticando che non produce rifiuti perché questi, intesi ad esempio come imballaggi, sono a carico del consumatore. A lui infatti spetta il compito, ed il costo, di smaltirli. Purtroppo, le attuali norme fanno un grande favore alla grande distribuzione».

La Confesercenti, comunque, in questi giorni si è mossa incontrando l'assessore all'ambiente Salvatore Sanzo. «Un incontro che riteniamo positivo - conclude Giulio Garzella -. L'assessore ha compreso le nostre lamentele sugli aumenti. Ci aspettiamo adesso che a partire dal prossimo anno il comportamento virtuoso dei pisani venga premiato da una graduale ma costante riduzione delle tariffe. Abbiamo poi parlato, ottenendo rassicurazioni, dei servizi di porta a porta per le attività commerciali. Servizi che il Comune intende calibrare e migliorare rispetto alle esigenze del singolo imprenditore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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