Il presidio
Ikea Pisa paga la metà di Firenze
Il Comune: «Ma siamo nella media italiana e solo 2 store su 21 classificati “ipermercati”»
PISA. Nessun trattamento particolare all’Ikea. Anzi. Il megastore - si difendono dal Comune - paga più Tari di quanto Geofor spenda per smaltire e raccogliere i (pochi) rifiuti che produce. Se è stato applicato uno “sconto” sulla tassa quello è pienamente legittimo e giustificato dalle buone pratiche che il colosso svedese adotta in tutta Italia realizzando la differenziata e uno smaltimento autonomo di gran parte degli imballaggi e dei rifiuti speciali prodotti negli ipermercati. Lo dimostrerebbe il fatto che Ikea versa ogni anno a Palazzo Gambacorti 100mila euro mentre «riceve servizi stimati per 97mila».
Insomma, Pisa non ci perde nulla. Ma è davvero così? Il megastore, ha documentato il Tirreno, unico nel suo genere a Pisa, non ricade nella categoria “ipermercati di generi misti” per il calcolo della tariffa ma è invece spacchettato in diverse categorie, e così nelle tabelle di Sepi figurano appena 10mila metri quadrati di spazio shopping ma sottoposti alla categoria prevista per gli “autosaloni”, la numero 6. Questo perché «nel caso di Ikea sono avvenuti», scrive il Comune, fra uffici comunali e i vertici della multinazionale «molti incontri preliminari per le valutazioni del servizio» (potranno avere la stessa opportunità tutte le aziende pisane?). Una cura certosina che consente così a Ikea di versare per quello spazio 1,86 euro a mq (cioè 20.849 euro all’anno) e non 7,2 a mq (80.700 euro). In pratica, da categoria a categoria, Palazzo Gambacorti perderebbe l’occasione di incassare circa 60mila euro. Una riduzione - spiega il Comune - giustificata però proprio dalla best practice di Ikea, che raccoglie e smaltisce il 90% di imballaggi e materiali. Del resto in ogni comune d’Italia - spiega il Comune - Ikea riceve sconti proprio per questo. La formula adottata a Pisa diversifica la tariffa proprio in ragione di un processo virtuoso. Così la parte ristorante è quella che produce il maggior numero di rifiuti, ed è classificata nella categoria 22, “ristorante”, con un coefficiente di 27,4 per un totale di 66.341,72 euro. Si aggiungono 1.164 mq di magazzini (categoria 3 magazzini senza alcuna vendita diretta, coefficiente 1,99) per 2.439,02 euro, 1.832 mq di uffici (categoria 11, coefficiente 5,11) per 9.831,32 euro e un bar (25 mq, categoria 24 per un coefficiente di 19,8) per un totale di 521, 82 euro. Totale di 99.983,52 euro Bene. Ma cosa succede, ad esempio, nella vicina Sesto Fiorentino, dove il megastore ha una superficie addirittura inferiore rispetto a quella dell’ipermercato pisano?
Nel territorio del comune dell’hinterland fiorentino ricadono gran parte delle superfici dello store della mulitinazionale: 32mila metri quadrati, a stare alle informazioni fornite al Tirreno da Quadrifoglio, l’azienda dei rifiuti che nell’area fiorentina fa anche da riscossore. Bene, quei 32mila metri sono tutti sottoposti alla categoria 28, quella degli “ipermercati di generi misti” senza nessuna suddivisione fra ristorante, aree esposizioni, uffici, ristorante e bar. E a Sesto in quella categoria si pagano 7,02 euro a metro quadro. La somma totale farebbe schizzare il valore della tassa annuale a oltre 220mila euro, ma proprio in ragione delle buone pratiche sullo smaltimento Ikea usufruisce di uno sconto del 30 per cento sulla quota variabile, pari a 3,08 euro a metro quadrato. In sostanza, Ikea paga circa 195mila euro. Senza contare che dal calcolo non sono inclusi i magazzini. Un grande deposito non destinato alla vendita diretta si trova infatti qualche metro più in là, e quello, sì, è classificato diversamente, come magazzino. C’è da sottolineare che Sesto ricomprende sotto la categoria ipermercato anche il ristorante, che consentirebbe di incassare molto di più. Ma non conviene sottolinearlo ai pisani, dato che già così per il suo megastore fiorentino Ikea spende più di 200mila euro all’anno, il doppio di ciò che versa a Pisa, sebbene le buone pratiche di smaltimento siano le stesse e attuate ovunque e lo stabilimento della darsena sia più grande, 33.600 mq (fonte Ikea).
«Oltre 70mila euro - ribattono da Palazzo Gambacorti - sono relativi a un parcheggio sotterraneo che il megastore pisano non ha e che Sesto classifica come ipermercato».
Insomma, è Sesto che fa la cresta su Ikea o Pisa che le concede una Tari da saldi? «In Italia solo 2 negozi Ikea su 21 in sono classificati ipermercati - rispondono dal Comune - e il negozio di Pisa è il 12° fra quelli della multinazionale nella classifica dei pagatori di Tari». Tradotto: la verità sta nel mezzo.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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