Il Tirreno

Pisa

Tari, il gestore passa al setaccio bar e ristoranti

di Danilo Renzullo
Tari, il gestore passa al setaccio bar e ristoranti

Abolita la differenza tra i due tipi di licenza ma la tariffa dei rifiuti non è stata adeguata

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PISA. Qualcuno ha studiato a tavolino come risparmiare sulla tassa dei rifiuti, scavando nelle maglie della legislazione e sfruttando quanto “offerto” dai parametri che differenziano un'attività dall'altra. Non tutti sono però furbetti. Qualcuno è rimasto “vittima” delle modifiche delle regole, ma (in teoria) colpevole di non aver comunicato la nuova natura del proprio locale. Per molti di loro scatteranno i controlli della Sepi. O almeno, è questa la richiesta che partirà dagli uffici comunali alla società delle entrate con un duplice obiettivo. Da un lato accertare e sanzionare l'eventuale sistema di evasione messo in piedi per risparmiare sulla Tari; dall'altro iniziare una valutazione di un fenomeno che ha preso corpo a partire dalle liberalizzazioni targate Bersani. Con le quali è stata “abolita” la differenziazione tra bar e ristoranti e le licenze unificate. Differenza che è rimasta invece invariata per la Sepi che, nell'elenco delle utenze non domestiche stilata per applicare i vari coefficienti per la composizione della tassa dei rifiuti, distingue in tre categorie diverse gli esercizi pubblici: ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie e pub; mense, birrerie e hamburgherie; bar, caffè e pasticcerie. La prima è una delle categorie non domestiche più “tartassate” (425 i locali che ricadono sotto questa classificazione a livello comunale) per i quali viene applicato un coefficiente totale di 27,4 euro al metro quadro, che scende a 14,6 per mense, birrerie e hamburgherie (solo venti quelle dichiarate) e a 19,8 per i bar, caffè e pasticcerie (ben 434). Cala il coefficiente, diminuisce il netto da versare annualmente nelle casse di Palazzo Gambacorti.

Qualcuno ha quindi approfittato dell'assist offerto dall'unificazione delle licenze per dichiarare il proprio ristorante, la propria osteria o la propria pizzeria un bar. Questi ultimi, invece, nella maggior parte dei casi hanno avviato anche un'attività di somministrazione dei pasti (qualcuno allestendo anche cucine o un angolo cottura), ma senza adeguarsi alla classificazione di Sepi, ritenendo che l'attività principale fosse quella di bar e non di ristorante. Una forma “ibrida” di esercizi pubblici difficilmente inquadrabile, sui quali scatteranno dei controlli a campione per verificare soprattutto se l'attività prevalente è quella di bar o di ristorante. «Non sono palesi furbi che vogliono evadere - sottolinea l'assessore al bilancio Andrea Serfogli -. Ho però posto il problema alla Sepi per capire e analizzare il fenomeno e per studiare le modalità per affrontarlo». Se la differenzazione delle tariffe farà scattare dei controlli, seppur a campione, sugli esercizi pubblici, la difformità dei costi della Tari tra Pisa e i paesi limitrofi innesca le polemiche delle associazioni di categoria. Giulio Garzella, responsabile per Confesercenti dell'area pisana, rileva le «enormi» differenze nella gestione della raccolta dei rifiuti e dei costi applicati a cittadini e commercianti in un'area, quella pisana, che sta cercando di «diventare metropolitana». «A Pisa - sottolinea Garzella - il porta a porta ha prodotto aumenti di anno in anno, senza portare per adesso benefici alle tasche dei cittadini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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