Il Tirreno

Pisa

«Non mi dimetto e sono pronta a querelare»

di Francesco Loi
«Non mi dimetto e sono pronta a querelare»

L’assessore: a chi chiede un mio passo indietro consiglio di darsi pace una volta per tutte

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PISA. Assessora Chiofalo, sui fatti dell’asilo delle botte sono tornate ad accendersi le polemiche…

«Come in previsione di ogni udienza del processo, e così sarà periodicamente. Affronteremo come sempre ogni difficoltà con responsabilità e dedizione verso la comunità, alimentando la partecipazione al dibattito culturale e affinando gli strumenti di amministrazione».

Una recente lettera dei genitori dei bambini ha ribadito l’indignazione per quanto avvenuto e che non doveva accadere. In questa intervista l’assessore all’istruzione Marilù Chiofalo spiega e si racconta.

La lettera dei genitori è decisamente comprensibile nella sostanza, non trova?

«I genitori devono con forza chiedere giustizia in tempi certi e rapidi. Si comprende fino in fondo la loro rabbia. Nutro la massima fiducia nel percorso giudiziario in corso. Come ribadito anche dal sindaco Filippeschi, l’amministrazione comunale garantisce come sin dall’inizio di questa vicenda la massima collaborazione all’autorità giudiziaria».

La vicenda è stata studiata a fondo dalla commissione di controllo e garanzia: cosa ne trae?

«Ho letto attentamente entrambe le relazioni, sia di maggioranza che di minoranza. Visto che sono pubbliche, invito a fare altrettanto i cittadini che vogliano farsi un’opinione. Quella di maggioranza sostanzialmente conclude che la Direzione dei Servizi Educativi avrebbe potuto adottare, sebbene non obbligatorie, strategie organizzative diverse in merito alla redazione dei verbali e alla rotazione del personale; e che la Direzione del Personale ha operato con lentezza nell’attuare le direttive della giunta sull’assunzione del coordinatore pedagogico: la mia personale prima richiesta, seguita da ripetute altre, risale al 2014. Dunque la maggioranza evidenzia elementi di riflessione nell’operato delle due Direzioni coinvolte, ma afferma che nessuno di questi può essere considerato cause dei fatti. Infine impegna la giunta a moltiplicare l’impegno sull’attuazione delle azioni di natura amministrativa e culturale previste dal piano di miglioramento concepito e avviato a febbraio subito dopo i fatti».

Invece come ha letto la relazione di minoranza?

«Al di là di quanto ci si aspetta da una minoranza che faccia il suo mestiere, sono interessanti due punti di acceso dibattito. Mentre nelle premesse stigmatizza il ricorso all’ipotesi di burnout (stress lavorativo) come possibile causa dei fatti, nelle conclusioni chiede che l’amministrazione si impegni a far inserire la supervisione psicologica individuale delle insegnanti, oggi non permessa: dà valore dunque al nostro operato, visto che la legge nazionale sullo zerosei di prossima approvazione contiene un tale emendamento, inserito su mia proposta già dall’11 febbraio 2016 insieme con l’Anci, l’associazione dei Comuni».

E sulla questione delle telecamere da mettere negli asili?

«Le telecamere sono sparite dalla relazione. Forse il consigliere Latrofa ha rinunciato all’idea nata da un movimento nazionale che ha raccolto molte adesioni, visto che al momento la normativa non ne consentirebbe l’uso. Oppure ha dovuto rinunciarvi in questa particolare occasione, altrimenti il resto della minoranza non gli avrebbe votato la relazione. Se così fosse, sarebbe legittimo domandarsi quale sia il collante di quella relazione: se un’idea diversa di servizi per l’infanzia e di strumenti per il loro funzionamento e controllo, oppure una comune cieca avversione politica».

Cosa replica a chi chiede le sue dimissioni?

«Consiglierei di darsi pace perché le dimissioni si danno quando si è fatto qualcosa che non si doveva fare oppure non si è fatto qualcosa che si doveva. Oppure, per esempio, quando non si ha la fibra psicofisica e morale per reggere il peso della responsabilità di condurre una comunità ferita e sofferente, e tenerne insieme i pezzi negli inevitabili conflitti conseguenti. Va da sé che quando si discute di bambini e famiglie risulta facile strumentalizzare le cose. Purtroppo è sorprendente la sistematicità con la quale pezzi del mondo della politica, dell’informazione e della società si occupino di infanzia solo davanti ai video dei casi di maltrattamento (decine dal 2010 ad oggi e cinque solo nel 2016) in comuni di tutta Italia. Ci si domanda quale sia l’impegno quotidiano di queste persone per radicare una cultura dell’infanzia in anticipo sugli eventi ed a prescindere da essi».

Ha qualcosa da rimproverarsi una volta venuta a conoscenza dei fatti?

«Ribadisco che ho appreso il 19 gennaio 2016 dalla dirigente dei Servizi Educativi quanto stava avvenendo. Prima ho agito in forma riservata come richiesto dal magistrato e non appena possibile in forma pubblica attraverso atti amministrativi, azioni di ascolto e di comunicazione, in queste anche facendo da scudo a genitori, insegnanti e cittadinanza. Negli ultimi anni si tende ad essere quasi anestetizzati da certa cattiva politica fatta di strumentalità di qualcuno a fini personali fino allo sciacallaggio. C’è poi un confine oltre il quale persino il discredito di certa cattiva politica viene superata e si passa alla calunnia o alla diffamazione».

Come intende difendersi sotto questo profilo?

«Anche in relazione a recenti affermazioni fatte da taluni consiglieri nella prima commissione di controllo, mi sono consultata con un legale che mi ha dato precise indicazioni su come agire a tutela della mia persona. Mantengo la fiducia nella capacità di ciascuno di fare politica per l’interesse collettivo, pur in accesi conflitti che aiutano a crescere, ma le regole elementari non sono derogabili».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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