Il presidio
Altro che autosalone A Sesto Ikea paga come ipermercato
Il Comune: «Abbiamo seguito la giusta procedura» Ma intanto avvia le verifiche con gli altri Comuni toscani
PISA. Altro che autosalone o fiera espositiva, per il calcolo della tassa sui rifiuti. Sesto Fiorentino considera Ikea per ciò che è. Tutta, senza suddivisioni fra classificazioni commerciali. Magazzini, uffici, negozi ricadono tutti sotto la stessa categoria, la 28, e cioè quella degli "ipermercato di generi misti". Lo conferma al Tirreno Quadrifoglio, l'azienda di raccolta e smaltimento dei rifiuti che nell'area Fiorentina fa anche da riscossore.
È la prova che a Pisa la multinazionale svedese riceve un trattamento diverso da altre città in cui possiede i suoi megastore.
A Sesto tutta la parte coperta non è considerata un "autosalone" o un'area per "esposizioni" ma rientra nella casella che i grillini credevano dovesse essere attribuita agli oltre 10mila metri quadrati di area vendita classificati sotto la Torre invece come una semplice zona espositiva, e dunque beneficiati di uno sconto sostanzioso.
Oggi il megastore pisano per i suoi 10678 metri quadri di negozio paga 9.983.
Questo perché Palazzo Gambacorti applica tutta la riduzione possibile al coefficiente da applicare alla superficie per gli autosaloni, che di partenza dovrebbe prevedere una spesa di 1,8 per metro quadrato.
Se quei metri fossero stati inseriti fra gli ipermercati Palazzo Gambacorti avrebbero dovuto fargli pagare 77mila euro, dato che gli ipermercati pagano 7,2 euro a metro quadro.
Se applicassimo il coefficiente fiorentino calcolato per la categoria 28 (cioè 7,02 euro) a Pisa, Ikea spenderebbe 74mila euro.
Solo che quel coefficiente i fiorentini lo spalmano su tutta la superficie del megastore. Molto più alto di quello previsto per i magazzini e gli uffici.
Dal Comune assicurano che l'intera procedura ha seguito un iter corretto. Come dire: nessuno sconto, né alcun favoritismo al gigante svedese.
Ma dopo il "caso Ikea" sollevato dal Movimento 5 Stelle, Palazzo Gambacorti vuole però sgombrare il campo da ogni possibile imbarazzo. Farà verifiche, incroci di dati e confronti con i megastore ospitati in altre città italiane.
«Il dato oggettivo - spiega Andrea Serfogli, assessore al bilancio del Comune di Pisa - è che Ikea paga 99.000 euro di Tari. Un importo che è in linea con la quantità di rifiuti prodotti e con i costi di smaltimento. La procedura seguita è quella corretta».
Anche quella, almeno secondo il Comune, che ha portato il megastore pisano della multinazionale svedese ad inserirsi, per la maggior parte del suo perimetro, nella voce "autosaloni, esposizioni" delle categorie stilate per il calcolo della tassa dei rifiuti e non nella sezione ipermercati.
«Non è una svista - aggiunge l'assessore -. È stato seguito un percorso, anche con l'Ufficio ambiente del nostro Comune, per la valutazione di numerosi parametri e per la quantità di rifiuti effettivamente prodotta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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