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L’ex scuola resta vuota finanziamenti a rischio
Servizi da avviare entro fine dicembre. In bilico 3,5 milioni
PISA. Quella “cattedrale” di vetro ancora vuota grida vendetta. Non solo: è ormai vicinissima la scadenza per l’apertura almeno parziale delle attività previste, con il rischio conseguente, in caso negativo, di cominciare a perdere i contributi ricevuti, nell’ordine di qualche milione di euro. La vicenda delle Officine Porta Garibaldi, l’edificio costruito (con spesa di 8 milioni di euro) dopo la demolizione dell’ex istituto commerciale Einaudi, è sempre più complessa. In poche parole, la Provincia (responsabile del progetto Piuss che ha permesso la realizzazione) ha nel tempo perso, a suon di riforme, le funzioni - anzitutto sociale e turismo - per le quali le “Officine” erano state prima pensate e poi costruite. Risultato: «Cosa ne facciamo?”», la domanda che si sono posti negli uffici provinciali, dove attendono il referendum costituzionale del 4 dicembre per capire se, in base alla vittoria del sì o del no, l’ente resterà in piedi, pur nella ridotta versione attuale, oppure se sarà del tutto cancellato.
Nel frattempo, per salvare il salvabile, la Provincia ha cercato un’intesa con l’Università di Pisa per “passare” la gestione, se non la proprietà, delle “Officine”, tenendo conto che l’Ateneo ha già preso in carico l’apertura della biblioteca provinciale, il principale dei servizi che avrebbero dovuto trovare sistemazione nel nuovo edificio. Niente da fare, però, dopo che sono rimaste senza risposta al tavolo dei negoziati risposte a domande essenziali come: chi si assume la gestione dell’edificio? E chi paga le utenze? Chi il personale e le manutenzioni?
Il nodo non si scioglie, ma ormai è arrivato al dunque. «L’immobile è vincolato per anni cinque alle destinazioni per le quali sono stati concessi i finanziamenti che ne hanno consentito la costruzione (sociale, prevalentemente, e turismo). Nel caso tali attività non fossero svolte nell’edificio a partire dal 31/12/2016 per il turismo e dal marzo 2019 per il sociale, la Provincia dovrebbe restituire i finanziamenti ottenuti», recitava già nel luglio scorso una delibera del consiglio provinciale che lanciava l’allarme sull’avvicinarsi della prima scadenza. Degli 8 milioni per la realizzazione dell’edificio, 3,5 sono arrivati attraverso fondi Piuss, 4 a carico della Provincia e il resto proveniente dalla Regione.
Il tentativo dell’amministrazione provinciale per dare una svolta passa attraverso un bando per assegnare la gestione della struttura di via Gioberti. L’avviso è atteso a giorni, con indicazione dei soggetti che potranno partecipare e delle attività che vi si potranno svolgere, che poi sono quelle imposte nel bando originario per ottenere i contributi. Dal consiglio infatti era stato dato l’indirizzo di «attivare una procedura per la concessione decennale, con i soli oneri di manutenzione straordinaria a carico della Provincia, o promuovere accordi aventi le stesse caratteristiche con altri enti pubblici; in ogni caso, dovranno essere rispettati i vincoli di destinazione almeno per i cinque anni successivi all’avvio delle attività». Le due strade di cui una, quella dell’accordo con l’Università, al momento chiusa. Resta l’altra carta. E troppi punti interrogativi per la “cattedrale” di vetro.
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