Il Tirreno

Pisa

È di Marina di Pisa la campionessa degli animali di pezza

Donatella Lascar
Annalisa Taddei tra le sue creazioni
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Annalisa Taddei tra le sue creazioni

Annalisa Taddei fa parte degli “Artist Bears”, i suoi orsi sono stati “adottati” in mezzo mondo

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MARINA DI PISA. È un mondo fatto di fate, gnomi, foreste incantate e animaletti che parlano con le loro espressioni dolci quello in cui vive e ci trascina dentro Annalisa Taddei, con le sue creazioni.

Un mondo di fiabe dove gli adulti possono ritrovare la loro fanciullezza e riappropriarsene in maniera più consapevole perdendosi in quegli occhi grandi, incastonati in teste ancora più grandi di panda, procioni, orsetti e tanti altri animaletti, creati dalle sapienti mani di Taddei, nella stanza da lavoro della sua casa a Marina di Pisa. Sono tanti i premi vinti da Annalisa in vari concorsi in giro per il mondo a cui partecipano gli Artist Bears. L’ultimo a cui ha preso parte con cinque orsi che hanno concorso in cinque diverse categorie, è stato l’Ursa Awars 2016 Competition, organizzato negli Stati Uniti, che si è concluso a fine settembre attribuendole due primi premi, un secondo, un terzo e un quarto posto. Tullio Panda, che si è aggiudicato uno dei primi premi, è anche stato una delle quattro creazioni che su internet ha totalizzato più “I Like”.

«Nel maggio 2007 ho mandato on line il mio primo orso - racconta Annalisa - e nel 2008 ho vinto a Brighton il primo premio e da lì ho continuato a partecipare alle gare più importanti in questo mondo di Artist Bears che sono: il Toby Awars in Usa, l’Ursa Awars sempre negli Stati Uniti, il Twitba a Taiwan e altri. In tutti questi concorsi io sono sempre l’unica italiana a partecipare e rappresento dunque l’Italia perché, oltre che a livello individuale, si partecipa anche per il proprio Paese. Ogni volta è un’emozione vedere la bandiera italiana e sapere che c’è per me. Sono poche le artiste italiane in questo campo perché cominciano solo ora ad avvicinarsi a questo mondo che è quasi completamente al femminile».

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Annalisa Taddei ha avuto da sempre la passione per la creazione di svariati oggetti come candele, che realizzava con inserti di spighe vere, ghiande e pine con l’aiuto delle sue tre bambine che lo vivevano come un gioco. Sulla spiaggia d’inverno, raccoglieva i legni portati dal mare con cui costruiva gli ambienti per gli gnomi e le fate che creava. «Alcuni amici cominciarono a dirmi di vendere queste creazioni su E-bay America - ricorda Annalisa - e da lì ho scoperto un mondo di orsi fatti a mano da artisti, gli Artist Bears appunto, e me ne sono innamorata. Ho cominciato a studiare i lavori di questi artisti e ho creato diversi orsi fino a quando, con l’orso Anacleto, non è emerso il mio stile in maniera naturale che è quello della testa più grande del corpo. Sono cresciuta in mezzo all’arte del creare, l’ho respirata nell’aria. Mia madre era casalinga ma costruiva paralumi in seta e mio padre, che di lavoro faceva il geometra al Genio civile a Pisa, si dilettava nel restauro e dipingeva quadri».

Per la creazione di questi animaletti, occorre un materiale particolare che la nostra artista compra su internet, anche perché il materiale è soprattutto di marca tedesca, Schulte Mohair. Cosa abbastanza normale dal momento che gli orsi di pezza sono nati in Germania.

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«Per diversi anni sono andata a Londra - spiega Annalisa -, dove due volte l’anno, a settembre e a febbraio, si tiene una delle più grandi e importanti mostre di esposizione e vendita di orsi a cui accorrono da tutto il mondo per comprare. La fiera dura un solo giorno, dalle dieci del mattino alle quattro del pomeriggio, e io ho sempre preferito partecipare a quella allestita in settembre. In queste occasioni, diversi miei orsi sono stati adottati e ora sono in giro per il mondo. Sì, proprio così, quando si parla di orsi, non si dice comprare, ma adottare. La maggior parte dei miei acquirenti sono soprattutto statunitensi, ma anche cinesi, sudafricani, neozelandesi, olandesi, australiani e di tante altre parti del mondo. Uno dei miei orsi è stato comprato alla fiera di Londra del 2010 e ora è esposto al museo di Teddy Bears di Edimburgo. È stata la direttrice del museo, che stava allestendo la parte contemporanea, a comprarlo. L’orso si chiama Zucca perché ha in mano una piccola zucca. Quando decido di fare un orso, guardo il pelo che ho a disposizione nell’armadio e decido che tipo di orso o altro animale voglio fare».

Queste creazioni sono tutte cucite a mano. Tre o quattro ore di lavoro al giorno e a seconda della loro grandezza variano le settimane di lavoro. Occorrono pazienza e abilità per realizzare a mano le zampette e i piedini in pelle o in pura lana merinos. «Solo per posizionare gli occhi mi occorrono una o due ore - precisa Annalisa -, perché lo sguardo è determinante, è quello che cattura l’attenzione».

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