Il Tirreno

Pisa

Nuovo business: i minori stranieri “abbandonati”

di PIETRO BARGHIGIANI

Accoglienza a totale carico di Comune e Stato Capuzzi (Sds): casi in aumento, rischio tratta

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di PIETRO BARGHIGIANI

I più sfrontati li lasciano direttamente al Galilei. Scesi dall’aereo si presentano negli uffici della Polaria, “consegnano” i ragazzini e con una scusa spariscono. L’altra modalità racconta una tecnica diversa con i minorenni a suonare al campanello della questura o dei servizi sociali. Qualunque sia il metodo, il risultato non cambia: nel momento in cui i minori stranieri vengono presi in consegna dalle forze dell’ordine, i Comuni hanno l’obbligo di accudirli e neanche per poco, fino ai 18 anni. Una presa in carico a spese dello Stato e delle amministrazioni locali che negli ultimi tempi ha spostato l’asse su un fronte estraneo all’assistenzialismo di emergenza. I numeri dicono altro, quello che in Emilia Romagna ad esempio, si è tradotto in una denuncia per truffa aggravata a carico di 41 genitori - albanesi - che avevano scaricato sugli enti locali i costi per campare i loro figli.

. Si muove la questura. Pisa non fa eccezione e anche la questura ha acceso i fari su un fenomeno che, partito come aiuto occasionale verso chi ha bisogno, sembra sconfinare nella pianificazione a tavolino di una tecnica da autentici furbetti del welfare. Ci sono stati incontri tra funzionari della questura e la prefettura per capire e mettere a fuoco una tendenza che per cifre e frequenza è diventata sospetta.

I numeri. I numeri gestiti dalla Società della salute sono in perenne crescita con un’accoglienza che segna un più 40 per cento rispetto al 2015. Da gennaio a settembre sono stati 60 i minori stranieri (50 sono albanesi) senza accompagnamento accolti e sistemati in comunità. L’anno scorso erano stati 42. E in parallelo aumentano anche i costi. Se nel 2015 la Società della salute aveva speso 530mila euro (249mila rimborsi dal ministero dell’Interno), quest’anno siamo già a quota 500mila con una previsione finale di almeno 660mila euro: 1.800 euro al giorno. E non è detto che la quota non salga ancora considerando la prospettiva, ritenuta ormai certezza, di nuovi sbarchi e il passaparola tra le comunità straniere sull’opportunità di far crescere gli adolescenti grazie a uno Stato “generoso”.

Come funziona. L’abbandono dei minori è solo apparente. E, soprattutto, funzionale a far scattare la rete sociale prevista per tamponare le emergenze e che ora mostra i limiti di un trend in progressione geometrica. Sono gli albanesi i più inclini all’immagine dei soli e abbandonati. Le famiglie entrano in Italia con un visto turistico. Ma capita che siano anche i parenti a fare da traghettatori del minore. Aereo o navi non fa differenza. Una volta sbarcati il copione prevede il solito ruolo. I ragazzini si presentano alle forze dell'ordine o ai servizi sociali, dichiarano di essere stati abbandonati o di essere fuggiti da una famiglia povera. Da qui la presa in carico da parte dei Comuni visto che tutti negano di avere parenti in Italia e, in particolare, dicono no all'assenso necessario per il rimpatrio assistito nel Paese di origine. Sanno cosa devono dire e lo mettono in pratica senza sbavature. E l’accoglienza scatta in automatico.

La retta giornaliera. Il dovere di non lasciare in mezzo alla strada un ragazzino si traduce anche nella necessità di pagare più di un servizio. La Società della salute pisana iscrive a bilancio costi che oscillano dagli 80 ai 125 euro per le rette giornaliere da versare per i 60 ragazzini da mantenere.

«Ci appoggiamo a nove comunità – spiega l’assessore al Sociale e presidente della Sds, Sandra Capuzzi –. Tre sono in zona, mentre le altre sono in Toscana e anche fuori regione come a Genova e a Rimini. Questo significa anche farsi carico di pagare le trasferte degli operatori che vanno a verificare le condizioni dei ragazzi affidati. In tutte queste spese meno male che la Regione ha previsto un fondo dedicato».

L’età. Di solito gli “abbandonati” hanno dai 13 ai quasi 18 anni. «Ma abbiamo anche un bimbo di 3 anni» chiosa la presidente Capuzzi. Passano dalle questure alle comunità dove trovano vitto, alloggio, possibilità di studiare o imparare un mestiere. Poi allo scoccare della diciottesima candelina ha accumulato requisiti sufficienti per ottenere con relativa facilità un permesso di soggiorno temporaneo.

«Il più delle volte spariscono» spiega Capuzzi. Un gesto poco riconoscente nei confronti di chi li ha nutriti e istruiti.

Il sospetto di un business. La questura, anche su segnalazione della Sds, ha iniziato a guardare con spirito investigativo quella massa di minori che bussa alla sua porta. Un caso ogni tanto può essere la disperazione di un migrante che non sa quale santo votarsi. La sistematicità di chi entra in Italia da turista e poi si trasforma in abbandonato e sa quali diritti far valere, induce a coltivare il dubbio che qualcuno possa averci imbastito un business.

«È solo un sospetto, anche se abbastanza radicato – riflette la presidente della Sds, Capuzzi –. La frequenza degli arrivi e la conoscenza di quello che spetta ai minori ci fa pensare che magari queste famiglie sono state istruite a comportarsi in quel modo. Magari c’è qualcuno che dall’Albania organizza i viaggi in Italia e per questa consulenza prende dei soldi. In fondo propone a persone indigenti di far crescere i loro figli in un ambiente che nel loro Paese non troverebbero. Non escludo che possa esserci una vera e propria tratta di minori. Mi ricordo un episodio recente. Dei migranti furono fermati con dei ragazzini. Non erano i genitori e neanche affidatari o parenti. Una situazione che alimenta il sospetto che qualcuno potrebbe guadagnarci nel portare da noi i ragazzini».

Il flusso. «Dopo un picco registrato nell'area fiorentina, assistiamo da qualche mese a questa parte a un incremento anche nella nostra provincia. Sembra quasi ci sia stata una migrazione» sottolinea Capuzzi – La crescita di questi arrivi non riguarda solo la Sds pisana. Numeri in crescita ci sono anche nella Società della salute della Valdera». La nazionalità maggioritaria è sempre quella albanese.

Le proposte. Nessuno pensa di interrompere le accoglienze. Quello che viene invocato dalla Società della salute è un approccio meno automatico alla gestione di quella che ormai è una prassi diffusa. Filtri severi per capire davvero se i minori sono soli in Italia o se, magari, hanno parenti e genitori che ne “disconoscono” l’esistenza per poterli lasciare nei centri spesati dalla collettività.

«Ho chiesto all’Anci una riunione urgente per affrontare tutti insieme un fenomeno che rischia di andare fuori controllo – dichiara Capuzzi –. Alla prefettura, invece, ho manifestato l’esigenza di costituire un tavolo ad hoc su questo tema al quale devono essere presenti Procura minorile e questura. Queste risorse, in continua crescita, vengono sottratte ad altri bisogni del sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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