Il presidio
Diventare cuochi studiando in carcere
Inaugurato al “Don Bosco” il primo corso per addetti ai servizi alberghieri organizzato dall’istituto Matteotti
PISA. E’ stato inaugurato alla casa circondariale Don Bosco il primo corso per addetto ai servizi alberghieri. Durerà cinque anni, al termine dei quali gli studenti potranno sostenere l’esame di Stato. Sono già trenta i detenuti iscritti al corso che avrà carattere modulare: fino alla fine di dicembre si studieranno le materie dell’area comune previste dall’ordinamento didattico per gli istituti alberghieri. Dal mese di gennaio fino al termine delle attività didattiche i detenuti studieranno le materie di indirizzo: cucina, sala-bar, accoglienza turistica e scienze degli alimenti.
Il progetto è stato realizzato grazie alla stretta sinergia tra il provveditore agli studi, Luigi Sebastiani, il direttore del carcere, Fabio Prestopino, e il dirigente scolastico dell’istituto alberghiero Matteotti, Salvatore Caruso.
Non sono state poche le difficoltà incontrate per attivare il corso all’interno della casa circondariale: il progetto è prima passato al vaglio degli organi competenti della Regione Toscana e della Provincia di Pisa per il suo inserimento all’interno della rete scolastica provinciale. Poi si è dovuto superare il problema della carenza dell’organico da destinare alla funzione docente nel penitenziario. Infine il direttore Prestopino si è occupato di predisporre gli spazi e le attrezzature necessarie per lo svolgimento dell’attività didattica, mentre al professor Caruso ed ai suoi collaboratori è stato affidato il compito della progettazione didattica. Del percorso didattico fa parte anche l’installazione delle cucine. «Sono felicissimo - commenta Caruso - di essere riuscito a portare a termine, insieme al direttore Prestopino, quel progetto che da qualche anno stavamo elaborando. Il risultato che è stato raggiunto con l’apertura della sezione carceraria dell’indirizzo dell’enogastronomia permetterà all’istituto Alberghiero Matteotti, insieme alle istituzioni, di poter offrire a chi ha sbagliato la possibilità di un reinserimento sociale e lavorativo».
Renata Viola
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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