Il presidio
Sì al referendum incontri del Pd con Anpi e governo
PISA. Un primo incontro, giovedì 6, organizzato insieme al deputato Federico Gelli per chiamare a raccolta tutti i comitati per il “Si” nati in provincia. Poi tre cene di autofinanziamento (una con...
PISA. Un primo incontro, giovedì 6, organizzato insieme al deputato Federico Gelli per chiamare a raccolta tutti i comitati per il “Si” nati in provincia. Poi tre cene di autofinanziamento (una con esponenti di governo), tanti altri incontri e un “porta a porta” sul territorio. Antonio Mazzeo, consigliere regionale e vicesegretario Pd Toscana, presenta così i due mesi che porteranno al referendum del 4 dicembre.
Mazzeo, lei era a Firenze insieme a Matteo Renzi per lanciare la campagna per il si: cosa vi aspetta nelle prossime settimane?
«Porteremo ovunque la Costituzione. Andremo casa per casa. Promuoveremo occasioni di approfondimento e di maggiore conoscenza del testo e il 24 ottobre organizzeremo una grande iniziativa a Pisa a cui abbiamo già invitato anche esponenti del governo».
Cosa dice sulle polemiche per i mancati confronti con le forze che sostengono il no al referendum?
«Personalmente ho detto da subito che sarei stato ben felice di confrontarmi nel merito del testo con il presidente provinciale di Anpi, Bruno Possenti. Ci vedremo giovedì 13 a Buti: sarà un confronto aperto, senza urlare, ma con rispetto reciproco come fatto in tv tra Renzi e Zagrebelsky. Sia chiaro però, al netto delle opinioni diverse che si possono avere sul futuro, che non parliamo di “nemici”, soprattutto per realtà che provengono dalla nostra storia e credono nei nostri valori e nei nostri ideali. A me spiace, sinceramente, vederli oggi sostenere le stesse posizioni di Brunetta o di Salvini».
E allora come pensate di muovervi per convincere gli indecisi e informare di più?
«In questi due mesi cercheremo di parlare anche a tutti quei mondi non strettamente legati alla politica. Gli elettori non si convincono sulla base delle discussioni interne al Pd, ma delle argomentazioni rivolte all’esterno spiegando gli aspetti che toccano la realtà. Su questo chiediamo davvero l’impegno di tutti, dai nostri parlamentari ai sindaci, dagli assessori ai consiglieri comunali. A tutti loro chiedo uno sforzo collettivo. In gioco non c’è un singolo o il governo, ma il futuro del Paese e il suo ruolo in Europa».
E a chi nutre dubbi anche all’interno del Pd?
«Credo sia legittimo pensare che si potesse fare meglio, ma ricordo anche che questo testo ha superato sei passaggi parlamentari in modo compatto e che, come richiesto anche da una parte del nostro partito, sia ora possibile modificare la legge elettorale a patto di trovare un nuovo sistema che garantisca stabilità. A chi dice di voler sostenere il no chiedo semplicemente perché sia contrario al superamento del bicameralismo paritario di cui parlava già Nilde Iotti nel 1979, della riduzione delle poltrone e dei costi della politica, della velocizzazione dell’iter decisionale e legislativo, dell’abolizione del Cnel e della modifica del titolo V della Costituzione. A questo diciamo convintamente sì».
A proposito, la riforma del titolo V cosa cambierebbe in concreto anche per i nostri territori?
«Quella parte della Costituzione fu cambiata dall’allora premier D’Alema con una riforma approvata con solo 4 voti di scarto. Purtroppo non ha funzionato e il risultato sono stati decine e decine di ricorsi per confitti di competenze Stato-Regioni. Grazie alla riforma su alcune materie, come sanità e turismo per esempio, si definiranno procedure e leggi nazionali. Perché non è possibile che la stessa prestazione fatta in Toscana o in Lombardia o in Sicilia abbia costi o tempi completamente diversi».
Quanto c’e in gioco nel voto del 4 dicembre?
«Questa non è la partita di un singolo o di un gruppo dirigente, ma di chiunque voglia finalmente dare un cambiamento ad un sistema istituzionale che ha visto l’Italia cambiare 63 governi in 70 anni e rimanere ferma. Si può votare si e cambiare le cose, si può votare no e lasciare tutto com’è. Con il rischio che le future classi politiche si sentano legittimate da quel no a non cambiare mai niente».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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