Il presidio
La Casa del Popolo compie settant’anni e resiste ancora
Il presidente Scaramuzzino: forte legame con il quartiere ma senza aiuti riuscire ad andare avanti è sempre più difficile
PISA. Compie settant’anni la Casa del Popolo di Puitignano, oggi circolo Arci. Era il 7 ottobre 1946 quando sul “Foglio annunzi legali della Provincia di Pisa” comparve l’annuncio dell’atto di costituzione della “Società semplice immobiliare di Putignano Pisano” (capitale iniziale di 7.500 lire e durata di anni 20) «avente per scopo l’acquisto di un immobile da adibire a sede di un Ente assistenziale del Popolo di Putignano Pisano». I soci versarono i soldi necessari attraverso una sottoscrizione volontaria.
Il termine Casa del Popolo venne coniato in occasione del II congresso socialista che si tenne a Reggio Emilia nel 1893. A Putignano, il complesso edilizio ospitava la sede del Partito socialista e del Partito comunista, c’erano poi la cooperativa locale, la polisportiva, tutta l’attività ricreativa e anche il cinema estivo Garibaldi. Circolo Arci lo diventa nel 1956 dopo il distacco dall’Enal, Ente Nazionale Assistenza Lavoratori.
Le Case del Popolo sono un punto di riferimento politico-sociale solidissimo fino a quando, chiudendosi la Prima Repubblica, la scomparsa dei partiti storici si trascina dietro una crisi che si riflette anche sui circoli.
«A distanza di settant’anni, in occasione di una ricorrenza così importante, queste strutture restano ancora in piedi dovendo però affrontare molte difficoltà e lottando continuamente per la sopravvivenza, ma comunque con un occhio al futuro», dice Carlo Scaramuzzino, presidente del circolo Arci di Putignano, che ha organizzato una due giorni di iniziative per celebrare le case del popolo e riaccendervi i riflettori. Una necessità, anzitutto. «In campagna elettorale - attacca Scaramuzzino - il poi riconfermato governatore Enrico Rossi dichiarò: torneremo alle case del popolo. Non abbiamo visto niente, nessun contributo pubblico. In vent’anni abbiamo ricevuto 400 euro dal Comune su un bando per la cultura».
La realtà di Putignano, circolo compreso, negli ultimi mesi è finita sulle pagine della cronaca per l’ondata di furti nelle abitazioni che ha messo in allarme l’intero quartiere. «Ne siamo rimasti coinvolti in pieno - dice il presidente del circolo - avendo subito furti ed atti vandalici. E ora abbiamo anche problemi con le assicurazioni, tanto che fino a 1.000 euro ci applicano una franchigia».
A fronte di tutto ciò il circolo rivendica e sottolinea un ruolo sociale in cui «siamo noi che diamo al quartiere - riprende Scaramuzzino - come il Parco Robinson messo a disposizione della cittadinanza in una zona senza aree verdi attrezzate». In questo spicca «l’ottimo rapporto con le scuole, che a breve verranno al circolo per tenere una rappresentazione teatrale con raccolta di fondi a favore delle popolazioni terremotate».
Il legame del circolo con il quartiere è storicamente forte, essendo stato il luogo di ritrovo dei lavoratori dell’Unione Fiammiferi, la fabbrica che per decenni ha contraddistinto il quartiere, «un luogo - così lo descrive Scaramuzzino - di lotta al disagio sociale e di promozione della cultura giovanile», dopo essere stato Putignano il centro di una forte attività antifascista da parte di un gruppo impegnato poi a riorganizzare i partiti dopo la Liberazione, tanto da diventare non a caso la sede della più antica Casa del Popolo nel territorio comunale pisano.
«Stiamo facendo uno sforzo perché Putignano non sia periferia, ma resti paese. In questo serve anche una nuova identità della Casa del Popolo, sempre però con gli stessi valori fondanti», è l’auspicio di Scaramuzzino che lancia un appello: «Chiunque abbia voglia di fare qualcosa può chiedere sostegno al circolo, dove già ci sono i gruppi di acquisto solidale, attività di danza e cucito, e altre iniziative di tipo ricreativo. Lo spazio è aperto».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
