Il presidio
Zero offerte salta lo “scudo” per gli operai
Terza asta deserta: ora chi compra non dovrà più riassumere in blocco
PISA. Nessuna offerta. Per la terza volta, nel giro di pochi mesi, va deserta la gara per la vendita della Teseco decisa dal tribunale fallimentare. Nessuna azienda ha presentato una proposta d'acquisto e un progetto per rilevare la società di Ospedaletto leader nazionale nel settore delle bonifiche ambientali e nel trattamento dei rifiuti, entrata in crisi e da ottobre scorso in concordato preventivo in continuità aziendale. Una bruttissima notizia per i lavoratori, perché d'ora in poi la procedura affidata al giudice Giovanni Zucconi e al commissario giudiziale Alberto Laing dovrà cambiare binario, a cui l’iter potrebbe imporre di rivedere al ribasso o addirittura far cadere il vincolo di tutela per i dipendenti. Certo non ci sarà più l'obbligo di riassumere un minimo di 88 fra operai e impiegati, lo “scudo” sociale sparirà o verrà enormemente ridimensionato. Così per chi fino ad ottobre scorso viveva grazie alle commesse della company di Ospedaletto, adesso si troverà ad affrontare settimane buie, e proprio alla vigilia della scadenza della cassa integrazione, prevista per la fine di ottobre.
Ieri il giudice Zucconi avrebbe dovuto aprire le buste per procedere all'asta competitiva, ma ancora una volta nessuno si è fatto avanti per rilevare il ramo d'azienda più importante, il "Business unit impianti", quello a cui è legata la maggior parte dell'organico. Partito da una base di 18.106.000 euro, il valore di vendita era sceso dalla prima alla seconda gara fino a 14.484.800 e infine precipitato a 11.500.000 euro. Zucconi, insieme al commissario giudiziale, il commercialista Laing, e ai vertici dell'azienda, dovrà reimpostare un nuovo percorso per provare a salvare lo stabilimento di via Ragghianti, un tassello importantissimo per l'economia del territorio. Ma questa volta non sarà possibile reimpostare una gara. La strada prevede l'apertura alle manifestazioni di interesse. Saranno le aziende interessate ad acquistare Teseco a fare delle offerte e sulla base della proposta migliore il tribunale dovrà ridisegnare un'asta.
Difficile però che si arrivi ad un ulteriore ribasso. Anche perché non è detto che sia stato il prezzo a scoraggiare la partecipazione alle tre aste che si sono susseguite senza successo in questi mesi. E in fondo sul tavolo di Laing c'è una perizia tecnica di un esterno - non della multinazionale - che attribuisce all'azienda un valore di 20 milioni. Più probabile che gruppi e società interessate a Teseco finora siano rimaste a guardare proprio in attesa della caduta della clausola sociale. Ne sono convinti i sindacati, e ne ritengono una prova l'avvio della procedura di mobilità richiesta dall'azienda proprio pochi giorni fa per tutti i 170 lavoratori (di cui 150 a Pisa). Un licenziamento collettivo letto come la volontà di svuotare il ramo d'azienda di un onere sociale che nessuno sembra volersi assumere e presentarlo sul mercato con una veste molto più appetibile. Del resto che esistano dei soggetti interessati a Teseco è un dato di fatto, perché alcuni compratori si sono avvicinati alla società nella fase preliminare, quella della "data room", una finestra in cui l'azienda sotto concordato mette a disposizione dei soggetti industriali interessati tutti i documenti utili alla formazione di un quadro economico chiaro. Probabile che chi si è fatto avanti con Teseco abbia provato a “spremere” la società di Ospedaletto. Certo, la legge impone di dare priorità alle esigenze dei creditori, un elemento che potrebbe favorire chi presentasse un offerta alta sul prezzo ma priva di garanzie per nessun dipendente.Ma finora Zucconi e Laing hanno dimostrato di puntare molto alla salvaguardia dei posti di lavoro, e con tutta probabilità tenteranno di contemperare i due aspetti, provando a salvare più lavoratori possibili. «Auspichiamo e chiediamo all'eventuale futuro acquirente di rispettare quanto previsto dal giudice in materia di salvaguardia del lavoro», dice Michele Orsi, segretario generale della Fp-Cgil pisana. Una cosa è certa: devono riuscire a vendere o ad impostare la nuova gara entro il 24 novembre, quando ci sarà l’«adunanza dei creditori». Lì banche o fornitori potranno esprimere un voto e la loro opinione sarà vincolante.
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