Morto nell’Ape, velocità nel mirino
Sempre in rianimazione il centauro finito sotto il motocarro divorato dal rogo
NODICA. È in condizioni stazionarie, anche se ancora in rianimazione, Dario Cola, il 41enne centauro di Molina di Quosa rimasto ferito e ustionato nell’incidente avvenuto lunedì intorno alle 18,15 in via Mazzini a Nodica in cui ha perso la vita Dino Baldacci, 83 anni, carbonizzato nell’Ape avvolta dalle fiamme divampate dopo lo scontro con la moto.
Le analisi svolte in ospedale su Cola hanno escluso qualsiasi alterazione - droga e alcol - per il motociclista risultato negativo a tutti i test. Quando era in sella le sue condizioni erano ottimali. È ancora grave, invece, lo stato generale e la prognosi resta riservata.
Le lesioni agli arti e le bruciature dovute al rogo, in cui è deceduto il pensionato di Migliarino, continuano a preoccupare i medici che lo seguono con un monitoraggio costante.
La Procura sta valutando se disporre l’autopsia sul corpo di Baldacci, trasferito a medicina legale lunedì sera. Le fiamme hanno ridotto in condizioni pietose il cadavere e gli inquirenti ragionano sull’utilità di un’eventuale autopsia. Una delle ipotesi in corso di esame riguarda il possibile affidamento di una consulenza tecnica per stabilire la velocità del motociclista.
Gli agenti della polizia municipale di Vecchiano hanno rilevato l’incidente ricostruendo spostamenti e direzioni dei due protagonisti dello schianto mortale. La mossa di Baldacci di entrare in strada dallo slargo davanti al bar Quadrifoglio non sarebbe stata azzeccata sotto il profilo del codice stradale.
Per definire l’esatta dinamica dell’impatto potrebbe essere, quindi, necessario avere anche il dato della velocità del motociclista che non ha potuto evitare l’urto con l’Ape finendo sotto il motocarro. L’innesco della combustione potrebbe essere attribuito a una scintilla o alle parti calde della moto a contatto con il carburante uscito dallo squarcio nel serbatoio.
Pochi secondi e Baldacci ha avuto solo la forza di emettere un lamento prima di spirare tra le fiamme, restando dentro l’abitacolo dell’Ape anche per la difficoltà a muoversi con agilità. Il primo soccorritore, Michele Marcon, titolare del Quadrifoglio, ha provato a spegnere il rogo con l’estintore, ma il fuoco ha scritto un altro destino per il pensionato.(p.b.)
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