Fece sparire 300mila euro di risparmi a una coppia: condannato
Pena di 2 anni e 3 mesi per circonvenzione di incapace. Diceva di avere conoscenze nei servizi segreti e in Vaticano
PISA. Gli investimenti prospettati con l'adulazione di chi conosce le leve per far girare il mondo avevano garanzie da spy story. Servizi segreti, alta finanza e, già che c'era, aveva messo anche il Vaticano tra le credenziali da mostrare alla coppia di benestanti pisani pronti a firmare assegni senza ritorno. In tutto almeno 300mila euro. Tanta generosità verso uno sconosciuto aveva, però, insospettito il nipote dei coniugi, entrambi in avanti con gli anni, che si era rivolto alla magistratura. Il tesoretto sparito non è più tornato. In compenso il beneficiario delle provviste uscite dalle tasche della coppia è stato condannato a 2 anni e 3 mesi per circonvenzione di incapace. Si chiama Renzo Bellavigna, 66 anni, di Tresana in Lunigiana.
Quello che ha combinato fino al novembre 2007 è caduto in prescrizione. Assolto in primo grado a Pisa e condannato in appello a Firenze, Bellavigna - assistito dagli avvocati Nico D'Ascola presidente della commissione Giustizia al Senato e Mario De Giorgio - si è visto respingere in Cassazione il ricorso contro la sentenza che lo riconosce colpevole di aver spillato soldi ai due anziani - l'uomo nel frattempo è deceduto - non in grado di badare a sé stessi. Le intercettazioni ambientali "evidenziano la condotta induttiva e l'abuso dello stato di deficienza psichica riconducibili all'imputato" scrivono i giudici. È stato anche condannato a risarcire la parte civile, tutelata in questi anni dall'avvocato Francesco Virgone.
Secondo l'accusa Bellavigna aveva saputo conquistare i due coniugi, soprattutto lui, conosciuto ingegnere della provincia. Millantava per i giudici conoscenze personali con l'entourage di Berlusconi e addirittura con il medio di Gheddafi. Sosteneva di poter alzare il telefono e parlare con finanzieri e politici da copertina. E anche i prelati del Vaticano erano nella sua manica se e quando ce ne fosse stato bisogno. Un contesto che per l'accusa altro non era che la preparazione di un terreno, coltivato nel corso degli anni, per carpire la fiducia della coppia ottenendone liquidità per almeno 300mila euro. All'ingegnere e alla moglie - malata di Alzheimer - erano state anche intestate società nel Wyoming e a Montecarlo di Monaco. Pezzi di carta senza importanza con gli investimenti finanziati dai due anziani senza ricavarne alcun ritorno.
La Cassazione scrive che Bellavigna con «fantasiose iniziative imprenditoriali, aveva indotto le persone offese, in stato di infermità e deficienza psichica, a consegnargli cospicue somme di denaro - sia a titolo d'investimento sia a titolo di prestito personale - trattenendole poi definitivamente quale proprio profitto». Uno degli "affari" ricordati come esempio di operazioni farlocche faceva riferimento al business del carbone. È la vicenda Eurocat dal nome della società che avrebbe dovuto commercializzare carbone dalla Turchia, le cui quote erano state offerte, quale investimento finanziario, da Bellavigna all'ingegnere. Anche in questo caso soldi versati sul conto del condannato e svaniti nel nulla.
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