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Quell’abbraccio che vale di più dell’urlo Mundial
Il campione del mondo ’82 Marco Tardelli incontra a Calci Roberto Balestri, il suo primo allenatore nel Pisa
PISA. L'allenatore e l'allievo, quarant'anni dopo. Marco Tardelli era visibilmente contento quando l’altro giorno, nel corso della presentazione del suo libro “Tutto o niente” alla Certosa di Calci, ha visto Roberto Balestri, seduto tra le prime file ad applaudirlo. Il legame è ancora molto forte: grazie a Balestri, Tardelli è approdato al Pisa dal San Martino. Con lui ha esordito in serie C, come racconta nella sua ultima fatica letteraria, un'opera a quattro mani scritta con la figlia Sara. «Un grande allenatore che mi ha lanciato e mi ha insegnato molto - dice Tardelli -. Ricordo ancora quando mi trovò per strada a Pisa con una ragazza e mi disse: “Guarda che queste cose ora non le puoi più fare”. Ormai ero un atleta professionista e dovevo comportarmi di conseguenza».
Il campione del mondo (Spagna '82) è pisano d'adozione. Aveva un anno quando si trasferì con la famiglia da Capanne di Careggine nella città della Torre. E proprio qui iniziò a dare i primi calci al pallone, a scoprire quella passione che non lo mollerà mai, nel quartiere che oggi chiamiamo Pisanova. Per lui Balestri è stata una guida fondamentale. E anche il suo vecchio mister ricorda quei primi anni Settanta con affetto: «Era un bravo ragazzo, ci vediamo ancora oggi quando torna in città. Era solo un ragazzo ma si vedeva già che aveva qualcosa fuori dal comune, la voglia di arrivare in alto, la volontà di fare il proprio dovere - dice Balestri -. Ha saputo ascoltare i più grandi, come Gonfiantini, Vinciarelli, Giannini».
Nel libro Tardelli spiega come grazie a lui ha messo la testa a posto, ha imparato che per ottenere le cose ci vuole pazienza e tenacia. «Mi ha inculcato il rispetto per i compagni. Se volevo entrare nel gruppo, il mio comportamento doveva essere irreprensibile». E poi, finalmente, arrivò il gran giorno. Era la stagione '72-73 e Balestri lo convocò per la partita contro lo Spezia, intuendo il momento giusto per inserirlo. «Dopo giocai sette bellissime partite, facendo la mia parte per i colori del Pisa. Ci salvammo dalla retrocessione - racconta Tardelli nel libro -. Ero finalmente seduto nello spogliatoio in mezzo a Gonfiantini, Barontini, Joan, Giannini, Vinciarelli, gli stessi per cui tifavo dai gradoni dell'Arena». Il coach le ricorda bene quelle partite, nell'anno in cui Tardelli è “esploso”. «Si fece subito voler bene e si inserì subito nel gruppo, un aspetto fondamentale nel calcio - dice ancora Balestri -. Lo sport è anche dittatura, con i ragazzi ci vuole molta disciplina».
Una figura quasi paterna quella di Balestri che nel corso di una partita fondamentale disputata ad Ancona, gli impedì di commettere un grande errore. «L'arbitro ci dette due rigori e io andai verso di lui per aggredirlo - racconta il noto calciatore -. Il mister per fortuna mi prese e non mi fece fare grandi sciocchezze». All'epoca, come del resto oggi, il Pisa non si trovava in buone acque. Balestri pagava le spese della squadra per la benzina, come un buon padre di famiglia. «Ci fermavamo al distributore e pagava lui. Mi ricordo benissimo quando andammo in ritiro a Viareggio con l'autobus di linea - aggiunge Tardelli -. Fu molto bravo a gestire il gruppo».
Una capacità che entrambi attribuiscono all'attuale mister, Rino Gattuso. «È molto bravo, sono contento che ci sia lui; è stato un mio giocatore, una persona speciale», commenta l’ex campione, mentre Balestri aggiunge: «Si dice sempre che la squadra prende il carattere dall'allenatore: ecco il Pisa ha preso quello di Rino: il Foggia di Roberto De Zerbi era più tecnico, il Pisa di Ringhio è più di pancia e oggi ci vuole questo spirito». Nessuno dei due si sbilancia sull'attuale situazione della società. Tardelli ammette di non conoscerla e preferisce non commentare; Balestri la definisce «un guaio». «Non sono ancora andato a salutare Gattuso perché con questa situazione non mi sembra il caso. Ringhio è un ragazzo in gamba: deve pensare al campo, non può pensare a tutto lui».
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