Il Tirreno

Pisa

Altro che oggettività «Li decide la politica»

di Mario Neri
Altro che oggettività «Li decide la politica»

Chi valuta: voti dati sulla base di opinioni trasmesse dalla giunta

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PISA. No, non tutti bravi o bravissimi. Ma nessun bocciato. Nemmeno un dirigente che abbia dovuto sopportare il “peso” di un’insufficienza, di un’annata storta, di un votaccio rimediato per una défaillance o un errore. Niente. È come se ai vertici della macchina organizzativa di Palazzo Gambacorti ci fosse un classe modello o quasi. Eppure c’è chi è stato accusato di aver perso finanziamenti, di aver commesso sviste finanziarie o aver prodotto intoppi a lavori pubblici o appalti. E per questo, in qualche caso, è stato addirittura trasferito da un settore all’altro. C’è chi dalla politica è stato punito sul campo o additato come il responsabile dei fallimenti dell’amministrazione, e poi sulla carta dalla politica premiato.

A raccontare questa sfasatura sono la relazione sulle performance dei dipendenti pubblici pubblicata dal Comune pochi giorni fa e un verbale - a cui il Tirreno ha avuto accesso - stilato dall’Organismo di valutazione che ha attribuito ai dirigenti i voti per poter ottenere il famoso premio di produttività. Per la retribuzione di risultato quest’anno Palazzo Gambacorti verserà 120.843,89 euro, distribuendo una media di circa 7.108 euro ai 17 manager comunali, tutti con stipendi di base compresi fra gli 80mila e i 90mila euro lordi annui. Nessuno riceverà il massimo, ma il 70,6% di essi è finito nella seconda fascia, cioè ha raggiunto un punteggio compreso fra 75 e 89: un record negli ultimi cinque anni, seppure dal 2011 nessuno riesca più a entrare in prima fascia (allora ci riuscì il 22% dei dirigenti), il livello che garantirebbe l’accesso al massimo del premio.

Ma a balzare all’occhio quest’anno sembrano proprio le modalità di valutazione, non più agganciate soltanto a obiettivi misurabili attraverso criteri di controllo oggettivi e alla responsabilità di un organo indipendente, ma legate anche alla politica, alle sue scelte, alla sua filiera di controllo. Sono gli stessi commissari a chiarirlo nel loro verbale. I tre valutatori stigmatizzano «l’eccessiva numerosità degli obiettivi, per la gran parte di carattere non prettamente strategico, a cui fa da contraltare, nella maggior parte dei casi, una stringata definizione degli indicatori di risultato, spesso troppo formali». Non può bastare, per misurare il merito di un dirigente, sottolinea l’organismo di valutazione presieduto dal segretario generale Marzia Venturi, inviare una semplice relazione alla giunta né bastano alcuni degli obiettivi stessi, spesso troppo generici o «non significativi».

Per questo, scrivono i valutatori, non solo sono stati costretti ad adottare «parametri e indicatori discrezionali», cioè a dare i voti attenendosi a considerazioni soggettive, ma proprio per questo «hanno avuto la necessaria rilevanza le opinioni trasmesse sui singoli dirigenti per le vie brevi dal vertice politico, responsabile ultimo dell’orientamento strategico dell’Ente».

Insomma, voti al merito, ma a dare i voti non è più un organo indipendente ma il governo. Un’irregolarità? No, perché sono proprio i valutatori a specificarlo nella relazione pubblicata giovedì scorso. Nel 2015 c’è stata una rivoluzione nel sistema di valutazione. È stato l’anno in cui è avvenuta la «trasformazione dell’Organismo indipendente di valutazione in Organismo di valutazione». Insomma è sparita la parola “indipendente”. Così i valutatori hanno «trasmesso al sindaco la proposta tecnica di valutazione il 3 giugno».

Così, in pratica, per dare i voti ai dirigenti d’ora in poi ci si può avvalere delle considerazioni di assessori e sindaco. Per dare un voto e staccare un incentivo può bastare una telefonata.

E a riceverlo così può essere anche un manager su cui la politica aveva scaricato il barile per aver perso il famoso milione di finanziamenti dalla Fondazione Pisa, colpevole, il tecnico, di non aver inviato il rendiconto, oppure possono beneficiarne i dirigenti trasferiti ad altro settore dopo la svista e la conseguente bufera sulle fidejussioni tossiche da oltre 20 milioni di euro consegnate al Comune da imprenditori privati. Otterrà l’indennità di risultato il manager che ha gestito la vendita (fallita) dell’Ex Telecom, poi quello che si è occupato delle Stellatte, il progetto Piuss rimasto inchiodato per mesi in una palude di lungaggini, dovute al fallimento della ditta, a intoppi burocratici e contenziosi legali.

È la meritocrazia, bellezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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