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L'operaio fa uno sbaglio e l'azienda gli fa pagare i danni

L'interno dello stabilimento Continental (foto d'archivio)
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L'interno dello stabilimento Continental (foto d'archivio)

Il dipendente della Continental  esegue male un ordine e il colosso tedesco gli infligge una sanzione di 110 euro come risarcimento del trasporto del materiale. I colleghi incrociano le braccia per un'ora: "punizione eccessiva".

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PISA. Un errore nella procedura informatica di un ordine costa molto caro ad un operaio della Continental. Che oltre ad un provvedimento disciplinare si è visto infliggere una sanzione pari al costo del "viaggio speciale" che il colosso tedesco dell'automotive ha dovuto sostenere per far fronte al rifornimento di materiale che l'addetto, a causa di una dimenticanza, non è riuscito a far arrivare negli stabilimenti pisani. Oltre alla contestazione disciplinare (pari a tre ore di retribuzione), l'azienda ha inflitto al lavoratore una sanzione di 110 euro come risarcimento del trasporto del materiale che la società ha dovuto organizzare per fare arrivare negli stabilimenti pisani il materiale necessario alla produzione.

Un provvedimento ritenuto eccessivo dalla Rsu delle fabbriche di San Piero a Grado e Fauglia che, dopo le formali contestazioni, hanno proclamato un'ora sciopero in solidarietà al collega colpito da quello che le rappresentanze sindacali definiscono un provvedimento «esagerato». «È la prima volta che un lavoratore viene colpito in questo modo dopo aver commesso un errore - sottolinea la rappresentanza sindacale -. Riteniamo grave l'atteggiamento dell'azienda che, oltre alla contestazione disciplinare, ha deciso di infliggere un'ulteriore sanzione all'operaio».

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Un "precedente" che lunedì 5 settembre ha spinto gli operai degli stabilimenti pisani ad incrociare le braccia come gesto di solidarietà verso il lavoratore, ma soprattutto per contestare l'eccessiva punizione applicata dall'azienda che ha trattenuto dalla busta paga di agosto le spese per il trasporto del materiale. Il colosso tedesco non ha ceduto alle contestazioni della Rsu, né al "mea culpa" dell'operaio che, come sempre più spesso accade, non ha ricorso contro il provvedimento. «Anche se il provvedimento adottato dall'azienda è ingiusto, convincere la società a fare un passo indietro è quasi impossibile - contesta Marco Comparini, segretario generale della Fiom-Cgil di Pisa -. Il metodo delle conciliazioni è una delle tante cose che negli ultimi anni è stato modificato in peggio.

Con la riforma Fornero è stato infatti introdotto l'arbitrato (un collegio composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, ndr): uno strumento utilizzato pochissimo dai lavoratori perché, in caso di sconfitta, sono costretti a far fronte anche ad ulteriori spese».

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