Ericsson tiene duro, nessun passo indietro nel piano industriale
La società ha confermato la mobilità per 9 dei 53 dipendenti Mentre altri trenta da Pisa dovranno trasferirsi a Genova
PISA. Non un passo indietro. Né una soluzione per i lavoratori della Ericsson impiegati nei laboratori pisani, il cui futuro resta sempre in bilico. A Roma, la tanto attesa fumata bianca non è arrivata. L'incontro convocato dal ministero del Lavoro che si è svolto lunedì scorso insieme ai rappresentanti dell'azienda, a quelli sindacali (locali e nazionali) e delle varie Regioni che sono ricadute nel piano di ristrutturazione presentato dalla multinazionale svedese della telefonia e delle tecnologie della comunicazione, si è concluso in pratica con un nulla di fatto.
Il colosso delle comunicazioni - dopo aver rifiutato di partecipare ai precedenti incontri convocati dal ministero dello Sviluppo Economico - ha confermato l'intenzione di "alleggerire" di oltre 300 unità l'organico impiegato a livello nazionale e di sfoltire anche quello attivo nell'area della ricerca di San Cataldo. La società ha infatti ribadito la procedura di mobilità aperta lo scorso giugno nei confronti di 9 dei 53 lavoratori impiegati a Pisa (dove l'azienda è attiva da circa 15 anni), prevedendo il trasferimento di altri trenta a Genova dove, allo stesso tempo, la multinazionale ha annunciato - e confermato - decine di licenziamenti.
Durante il tavolo ministeriale, la multinazionale non ha ceduto, né aperto, alle richieste dei rappresentanti delle istituzioni e dei lavoratori rendendosi indisponibile a rivedere il piano di ristrutturazione o a seguire strade meno traumatiche. Né contratti di solidarietà, né cassa integrazione. La Ericsson ha ribadito la necessità del piano di riorganizzazione che vedrebbe circa 380 esuberi su scala nazionale, "congelando" i licenziamenti per due settimane e allungando di fatto l'agonia dei lavoratori. Su richiesta del ministero, delle istituzioni locali e delle organizzazioni sindacali, la società si è resa disponibile a prorogare fino al prossimo 12 settembre la fase amministrativa della procedura di mobilità (scaduta nei giorni scorsi) e a partecipare ad un nuovo incontro (fissato per il prossimo 6 settembre a Roma) per permettere alle organizzazioni sindacali e alla Regioni coinvolte nel piano di ristrutturazione (Toscana, Campania, Lombardia, Lazio e Liguria) di studiare e presentare eventuali piani alternativi al licenziamento di massa e ai trasferimenti. Scaduti i circa quindici giorni e in assenza di una soluzione positiva per i lavoratori, la multinazionale delle comunicazioni invierà le lettere di licenziamento.
In questo caso, la Regione Toscana potrebbe anche decidere di sospendere l'erogazione dei contributi pubblici che Ericsson è riuscita ad accaparrarsi negli ultimi anni, mettendo però a rischio la permanenza nei laboratori ospitati nell'area delle ricerche di San Cataldo (dove, tra gli altri progetti, è stata sviluppata anche la rete di trasferimenti dati ultraveloce, la 5G) dei 14 lavoratori che non rientrano nel piano di ristrutturazione della multinazionale.
Tra il 2010 e il 2014, il colosso svedese delle comunicazioni ha percepito - solo per i laboratori pisani - oltre dodici milioni di euro di finanziamenti pubblici ed in particolare quelli della Regione Toscana. Il mantenimento all'ombra della Torre di uno sparuto gruppo di dipendenti, sarebbe secondo lavoratori e sindacati il tentativo da parte dell'azienda di continuare a beneficiare di queste risorse che hanno contribuito a sviluppare decine di progetti e a mantenere attivo il laboratorio, dove sono impiegati 53 tra ingegneri, matematici e informatici. Che il prossimo 14 settembre incroceranno di nuovo le braccia nell'ambito di uno sciopero nazionale aziendale proclamato dalle organizzazioni sindacali e riprenderanno le azioni di protesta a livello locale dopo le manifestazioni degli scorsi mesi. «In caso di un mancato accordo - spiegano le Rsu del laboratorio pisano - porteremo il caso alla presidenza del Consiglio dei Ministri».
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