Il Tirreno

Pisa

Gli islamici al Tribunale: «Referendum da bocciare»

di Danilo Renzullo
Gli islamici al Tribunale: «Referendum da bocciare»

Depositato un ricorso d’urgenza contro l’ammissibilità dichiarata dai garanti L’avvocato Pacini: «L’obiettivo della consultazione è chiaramente politico»

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PISA. Dopo aver incassato per mesi l'offensiva del Comitato #NoMoschea, la Comunità islamica pisana passa al contrattacco. Che sarà combattuto a suon di carte bollate e ricorsi contro quel referendum (che, anche se solo consultivo, potrebbe rappresentare un precedente di non poco valore) che dietro un quesito di tipo urbanistico cela la volontà di bloccare la costruzione della moschea a Porta a Lucca, o quantomeno di far esprimere i pisani sull'opportunità di realizzare di fronte al Cus il nuovo luogo di culto islamico.

La Comunità islamica ha presentato al Tribunale civile un ricorso d'urgenza (l'udienza è fissata per il 15 settembre) contro l'ammissibilità di quella consultazione popolare chiesta dal Comitato nato due anni fa appellandosi ai principi della Costituzione. E in particolare a quell'articolo 8 (libertà di culto) diventato l'ago della bilancia di uno scontro a distanza tra chi si dice favorevole all'edificazione di un luogo di culto per una comunità di circa 600 fedeli che una moschea a Pisa ce l'ha da oltre 20 anni in pieno centro (in via delle Belle Donne), e chi invece - appoggiato dalla destra pisana e non solo - ha avviato un'offensiva per cercare di fermare il progetto. Facendo leva sul comma 3 dell'articolo 8 (i rapporti con lo Stato delle confessioni religiose devono essere regolati sulla base di intese che l'Islam non ha stipulato), sull'eventuale concorrenza alla Torre pendente del minareto di 25 metri (previsto nel progetto iniziale e sparito in quello definitivo) e sull'incertezza dei finanziamenti (il costo è tra i tre e i quattro milioni), schierando i big nazionali della propaganda anti-Islam, dall'onorevole Daniela Santanché al giornalista Magdi Cristiano Allam.

Presentato ad inizio agosto, la Comunità islamica ha atteso il deposito in Comune delle sottoscrizioni necessarie a chiedere l'indizione della consultazione popolare (2.620 le firme raccolte dal Comitato) per rendere note le sue intenzioni. Un percorso giudiziario iniziato con un ricorso d'urgenza contro l'ammissibilità del quesito referendario che potrebbe sfociare in un secondo ricorso da presentare al Tar quando il sindaco Marco Filippeschi firmerà l'ordinanza con l'indizione del referendum, se le firme raccolte - al momento all'esame dell'ufficio elettorale del Comune - saranno ritenute valide. Due, in particolare, i motivi che hanno spinto la Comunità islamica, assistita dall'avvocato Jacopo Pacini, a ricorrere contro il referendum: l'incostituzionalità dell'obiettivo referendario, contrario ai diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, e il procedimento di modifica del quesito che, dopo due bocciature, è stato ammesso con una formulazione diversa mantenendo però la sostanza. L'ultimo - quello dichiarato ammissibile dal Comitato dei garanti nominato dal Comune - riguarda una materia urbanistica. «In questo tipo di procedimenti ci sono gli strumenti per intervenire - sottolinea il legale -. Il Comitato avrebbe potuto presentare delle osservazioni entro 60 giorni dalla delibera del Comune. Ha invece promosso una raccolta firme per indire un referendum perché il suo obiettivo è politico e non di natura urbanistica».

La Comunità islamica ha deciso di percorrere le vie giudiziarie una volta venute meno tutte le altre possibilità, comprese le richieste (osservazioni sul quesito e un'audizione per chiarire la propria posizione) presentate al Comitato dei garanti che non hanno avuto seguito.

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