Freggia: «Non siamo un popolo di pecoroni»
PISA. Ex vicepresidente, con il cuore nerazzurro da sempre, l’imprenditore Gianfranco Freggia, fuori dalle stanze dei bottoni del Pisa calcio, ha affidato al suo profilo Facebook lo sfogo e l’amarezza...
PISA. Ex vicepresidente, con il cuore nerazzurro da sempre, l’imprenditore Gianfranco Freggia, fuori dalle stanze dei bottoni del Pisa calcio, ha affidato al suo profilo Facebook lo sfogo e l’amarezza di queste ore.
«Obbligare una squadra di calcio ad allontanarsi dalla propria tifoseria e dalla propria città, in un momento così particolare, è un ennesimo atto di estrema, quanto gratuita, cattiveria », scrive. Poi si rivolge all’attuale proprietà. «State prendendo in giro un’intera città che, dopo avervi conosciuto, vuole a tutti i costi tenervi lontani dalla propria squadra; lo state facendo sentendovi invincibili, sentendovi superiori per intelligenza ad ogni altra persona. Forse credete che i pisani siano un popolo di pecoroni, che seguono il capo di turno, e che quindi domani, una volta calmate le acque, potrebbero seguire voi. Vi garantisco che non è così».
«E a coloro che, in tutta questa squallidissima situazione nella quale ci hanno nostro malgrado costretti a convivere, hanno detto "siamo la barzelletta dell'Italia", vi dico che vi state sbagliando: siamo l'esempio per tutta la nazione che si può tentare di abbattere il marcio che c'è nel calcio. Se tutte le tifoserie reagissero pacificamente ma con estrema fermezza e convinzione, come ha reagito la tifoseria pisana, e facessero fuori i loro presidenti e dirigenti in aria di "illegalità", il calcio sarebbe migliore».
Amareggiato, Freggia, continua: «Non riesco a capire: avete una città contro, un'intera tifoseria contro, un'intera squadra contro, ogni cosa che fate dovete farla di notte e nonostante ciò, come per magia, vi capita l'ennesimo colpo di c... di poter vendere al doppio di quello che avete tirato fuori... che fate? Non vendete? La cosa è molto strana. E come diceva Andreotti "a pensare male si fa peccato ma spesso ci si coglie", io questa volta voglio pensare male e chiedo a questo punto ad Abodi di vigilare...».
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