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Pisa

Obiettivo duemila firme il rilancio dei NoMoschea

Obiettivo duemila firme il rilancio dei NoMoschea

Lo scrittore e giornalista Magdi Cristiano Allam a sostegno del referendum «In Italia non possiamo continuare ad essere più islamici degli stessi islamici»

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PISA. Sì, un po’ di claque se l’erano portata gli attivisti del comitato #NoMoschea. In tutto saranno stati una ventina di fedelissimi. Ma non avevano immaginato che in piazza Belvedere, in una domenica d’agosto e le vacanze nella testa, un centinaio di persone si sarebbe fermato ad ascoltare davanti al banchino.

Per questo l’ex consigliere provinciale forzista Gianluca Gambini lo dice con voce sicura: «Siamo ormai vicinissimi al tragiuardo delle 1.800 firme nonostante il Comune ci abbia imposto di raccoglierle in estate, durante le ferie. Ma non ci fermeremo, abbiamo tempo fino al 22 per trovare altre adesioni, vogliamo sfondare il tetto delle 2.000, prenderne molte di più, così saremo sicuri. Non vorremmo venir traditi da qualche adesione registrata male. E siamo sicuri che, chiamati ad esprimersi, i pisani daranno un messaggio chiaro all’amministrazione comunale: i cittadini non vogliono la moschea».

«Guardate qua, sono i numeri a dirlo», si fa avanti Mario Razzanelli, consigliere comunale fiorentino che ha commissionato un sondaggio all’istituto Eumetra di Renato Mannheimer. Gli elettori pisani che potenzialmente saranno chiamati ad esprimersi sono 71 mila, il campione scientifico preso in esame è di 600 persone. Secondo lo studio il 57% degli intervistati è contrario, il 26% favorevole, il 17% indifferente. Ma per sostenere le ragioni del no il comitato ha deciso di puntare soprattutto sulla comunicazione, provando a reclutare i volti più conosciuti dell’opposizione all’Islam. Così, sono arrivati Magdi Cristiano Allam e la giornalista di Libero Chiara Giannini. A chi chiede ad Allam se impedire la costruzione del centro di preghiera non potrebbe far diventare Pisa addirittura un obiettivo del terrorismo, lui risponde che «no, le moschee sono un luogo di radicamento del fondamentalismo», «covi dei robot della morte, come le ha dichiarate la Tunisia, dove 80 moschee sono state chiuse dopo l’attentato Sousse». Per il giornalista «in Italia non possiamo continuare ad essere più islamici degli islamici stessi, nel momento in cui gli stessi governi musulmani ci dicono “Fate attenzione non possiamo aprire una moschea”» perché «siamo in guerra». Eppure perfino l’imam dice che con un luogo unico sarà più facile per le istituzioni controllare la comunità musulmana. «Non credo che qualora si costruisse una grande moschea le altre piccole moschee, i garage, i capannoni e gli scantinati sparirebbero. Ma soprattutto la verità è che esiste un solo Islam e non è moderato ma portatore di odio e violenza». Giannini invece racconta di aver maturato le sue convinzioni sul campo. «In Afghanistan ho subito un attentato da parte dei Talebani, stavo per morire, ne sono rimasta traumatizzata».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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