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Il lupo “pisano” Bilel ha un fratello in carcere

di Mario Neri
Il lupo “pisano” Bilel ha un fratello in carcere

Da oltre un anno è in galera proprio per aver inneggiato all’Isis

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PISA. Non è un “cane sciolto” neppure in famiglia Bilel Chihaoui. E sulla via della radicalizzazione non ce lo avrebbe condotto soltanto un “reclutatore” incontrato nelle periferia di Torino, ma alla jihad metropolitana è stato avviato dal fratello. Anche Mohammed Chihaoui sta pagando il prezzo delle stesse accuse, addirittura più caro del giovane tunisino bloccato giovedì sera nella boscaglia del Biscottino dai carabinieri di Pisa e dagli uomini del Ros piemontese poco ore dopo aver annunciato sul web il suo imminente martirio. È richiuso da oltre un anno in un carcere in Tunisia con l’accusa di terrorismo. Come Bilel, aveva inneggiato all’Isis. Un elemento contenuto in un’informativa che la nostra intelligence ha ricevuto molto tempo prima che si accendesse l’emergenza, prima che il ventiseienne in attesa dell’espulsione dall’Italia nel Cie di Torino infarcisse le sue chat con gli amici di Faceboook di richiami alle gesta del Califfato.

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Bilel è arrivato nel 2013 in Italia con un gruppo di compagni tunisini, profughi della primavera araba, di quell’ondata di democrazia ma anche di instabilità politica e religiosa. Con la scusa degli studi in lingue orientali all’università, è riuscito ad ottenere un permesso di soggiorno. Due dei giovani del gruppo, Wael LLabidi e Khaled, il «leone Khallouda», come lo definisce Bilel nel suo messaggio d’addio, sono di certo diventati foreign fighters e poi morti nei campi dell’Iraq. E ad indottrinarli - sono convinti gli investigatori - sarebbe stato un reclutatore di Rivalta, nell’hinterland torinese. Lì questi giovani sbandati, «ragazzi sempre ubriachi, che usavano eroina», racconta un tunisino piemontese che li ha incontrati, «sono approdati dopo essere stati emarginati dalla comunità tunisina del centro, più integrata e moderata».[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.13964137:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2016/08/14/news/macche-sbandato-bilel-era-addestrato-a-diventare-un-lupo-1.13964137]]

Fra i palazzoni e le case popolari della periferia avrebbero trovato il senso alla loro vita che l’emigrazione non stava dando. La morte dei due amici di Bilel risalirebbe a gennaio. E quei «sacrifici» sarebbero stati la molla che ha convinto anche Bilel, che però aveva già ricevuto una prima educazione alla guerra santa a Douar Hicher, ritenuto uno dei quartieri più radicali di Tunisi. Ma a Rivalta - spiega una fonte di intelligence - Bilel era stato «addestrato» a farsi lupo e a colpire. Resta un’incognita ed è un’ombra per Pisa. Sia Wael che Khaled erano passati dalla nostra città, il secondo ci ha addirittura vissuto. E i carabinieri pensano che giovedì sera Bilel, nel boschetto del Biscottino, aspettasse qualcuno, un fiancheggiatore, che è ancora libero. C’è un dato certo: l’allerta terrorismo in città è ancora alta. Dall’inizio dell’emergenza, oltre alle pattuglie impegnate finora, piazza dei Miracoli, la stazione e l’aeroporto sono presidiate da uomini in borghese.

E proprio ieri, domenica 14 agosto, il prefetto Attilio Visconti, dopo aver fatto i complimenti ai carabinieri della provincia di Pisa, ha annunciato su Facebook di aver chiesto al Viminale «un rinforzo di 40-50 uomini da impiegare su Pisa almeno fino alla fine dell'estate» e che proprio in ragione di «un livello più alto di rischio, è stata condivisa l’esigenza di potenziare con effetto immediato le misure di vigilanza anche attraverso il supporto dei reparti mobili, da impiegare secondo le esigenze tecnico-operative disposte dal questore». Ora manca solo il via libera di Angelino Alfano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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