Il Tirreno

Pisa

Apre la Sagra del Pesce ma per i ristoratori 15 giorni sono troppi

di Donatella Lascar
Apre la Sagra del Pesce ma per i ristoratori 15 giorni sono troppi

Da L’Arsella: «Noi paghiamo le tasse tutto l’anno e loro ad agosto ci rubano il lavoro». Giaconi: «Dovremmo collaborare»

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MARINA. Oggi si inaugura l'ottava edizione della Sagra del Pesce. E come sempre, il taglio del nastro avviene tra i malumori di alcuni commercianti del posto per la durata, da taluni giudicata eccessiva, della kermesse.

Ma Massimiliano Giaconi, presidente dell'associazione Palmerino Country Sound Club che organizza la manifestazione che terminerà il 28 agosto, vuole subito fare una precisazione: «Noi non siamo concorrenziali con i ristoratori marinesi, perché i nostri prezzi sono più elevati dei loro. Per intendersi, da noi con 15 euro non si mangia. E poi, noi facciamo solo cinque primi e cinque secondi».

L'associazione Palmerino quest'anno ha stretto un accordo con la cooperativa dei pescatori dell'arcipelago toscano che ha sede a Livorno. L’organismo è composto da trenta pescherecci e trentacinque aziende socie e a questi, da ieri, si è aggiunto anche un pescatore marinese. «Questo è stato fatto - spiega Giaconi - in osservanza del decalogo previsto dalla Regione con il quale si afferma che i prodotti sono autoctoni e riforniti da aziende del posto. Noi lavoriamo solo pesce fresco del giorno e tipico del nostro mare. Il nostro cuoco prepara anche dei primi particolari che nei ristoranti costano di più, ma lo facciamo solo per promuoverli. Anche se andiamo a comprare qualcosa alla Coop, prendiamo solo prodotti di filiera corta. Quasi tutti i volontari che ci daranno una mano in questi giorni - sottolinea Giaconi - sono marinesi, naturalmente gli forniamo la cena perché vengono alle 19 e alle 19.30 apriamo al pubblico fino alle 23. Questi quindici giorni di sagra sono completamente autofinanziati, non abbiamo contributi da nessuno».

Giaconi ha elencato le spese che ha sostenuto fino ad ora: tremila euro di suolo pubblico e altri tremila per il trasporto dell'attrezzatura; 800 euro per l'allaccio della luce e 500 per quello dell'acqua; senza contare le spese della merce.

Ma quello che salta agli occhi di alcuni dei ristoratori marinesi è tutt'altro.

«Tutti gli anni è la stessa storia - esordisce Marina Rita Lodovichi, titolare del ristorante L'Arsella - come si arriva a metà agosto arrivano con la Sagra del Pesce e ci portano via il lavoro. È vero che noi facciamo una cucina diversa, ma qualcuno dei nostri potenziali clienti ci andranno. Non sono certo qui pochi che ci possono danneggiare, ma il principio è un altro: noi paghiamo le tasse tutto l'anno e l'estate è il momento di maggior lavoro che ci serve anche per affrontare l'inverno. Perché non vengono a fare la sagra in inverno? Non so più che dire. Siamo rassegnati».

Benché con qualche distinguo, è sulla stessa lunghezza d'onda anche la titolare del ristorante L'Albero Maestro.

«Per la tipologia di lavoro che abbiamo noi - afferma Susanna Mainardi - questa sagra del pesce non dovrebbe disturbarci, perché la nostra clientela è orientata verso piatti come ad esempio la catalana, ma capisco che possa nuocere ad altri. In un contesto dove tutto funziona, dove ci sono arredo urbano, le spiagge di ghiaia ben tenute, bagni pubblici ma non chimici, allora la sagra del pesce può anche essere un valore aggiunto. Ma qui il contesto è negativo, a cominciare dal problema degli stalli blu a quello delle spiagge di ghiaia che sono state spianate solo adesso».

«Noi abbiamo provato a coinvolgere i ristoranti del luogo - afferma Giaconi -, ma non ci siamo riusciti perché hanno timore delle associazioni di categoria a cui appartengono e che parlano sempre male delle sagre. Mi piacerebbe riuscire a fare una riunione con i ristoratori marinesi senza le associazioni di categoria per avviare una fattiva collaborazione. Nella sagra potrebbero ad esempio promuovere una delle loro specialità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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