Il Tirreno

Pisa

Abortisce in casa e getta il feto nel sacco dei rifiuti

di Pietro Barghigiani
Abortisce in casa e getta il feto nel sacco dei rifiuti

Mamma e marito indagati per procurato aborto e occultamento di cadavere Lei con emorragia in ospedale. Decisiva l’autopsia per stabilire le cause di morte

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MIGLIARINO. Le uniche certezze sono che la donna ha abortito e che il feto è stato messo in un sacco della spazzatura. Per sapere se sono stati consumati reati in un dramma in cui il contesto di disagio familiare può aver pesato, la Procura attende di conoscere l’esito dell’autopsia sul corpicino rinvenuto, accanto ai bidoni della spazzatura, sul terrazzo dell’appartamento in cui vive la coppia.

Coppia indagata. Il sostituto procuratore Sisto Restuccia ha indagato i due - lei 22 anni, lui 24, marocchini - per procurato aborto e occultamento di cadavere in concorso.

L’autopsia decisiva. Se il medico legale, il professor Marco Di Paolo, dovesse “vedere” cause per un aborto indotto da farmaci o da azioni violente esterne, la modifica del titolo di reato passerebbe all’infanticidio con l’eventualità, tutt’altro che remota, dell’arresto.

In caso di parto prematuro con relativo decesso per cause naturali del nascituro, l’inchiesta prenderebbe, invece, un’altra direzione. Quella fatalistica al posto del dolo. Domani sarà eseguita l’autopsia all’istituto di medicina legale dove il feto - di circa 6 mesi - è stato portato ieri mattina.

Quello che dice la mamma. Agli investigatori della squadra mobile diretti dalla dottoressa Rita Sverdigliozzi, la donna ha raccontato di un parto improvviso, non gestibile, che l’ha sopraffatta. Una volta visto il feto senza vita se ne sarebbe disfatta con l’aiuto del marito. Una soluzione con la quale la coppia ha messo sullo stesso piano un feto già formato con la spazzatura raccolta in casa e sistemata sul terrazzo per evitare cattivi odori nell’appartamento. Ricoverata al Santa Chiara per una forte emorragia, la mamma stamani lascerà il reparto di ginecologia. Dopo alcune risposte si è chiusa in un silenzio cupo al quale non è estraneo un disagio psichico acclarato.

L’aborto. Nella ricostruzione della squadra mobile, la donna - già mamma di due figli piccoli - intorno alle 4,30 si presenta pronto soccorso. È preda di un’emorragia interna che la spaventa. I medici la visitano e capiscono che quel sanguinamento ha un’origine chiara: deriva da un parto. La giovane viene trasferita in reparto al Santa Chiara e, nel frattempo, scatta la segnalazione al posto fisso di polizia e, quindi, alla questura. Una volante del pronto intervento si presenta all’indirizzo indicato dalla donna a Migliarino. La coppia - entrambi non lavorano e non sono in regola con il permesso di soggiorno - vive con i genitori di lei. Gli agenti entrano in casa e avvertono anche i colleghi della squadra mobile. Ci vuole poco a trovare, sul terrazzo, il feto avvolto in quei sacchi usati per l’immondizia casalinga. Gli investigatori colgono una contraddizione rispetto a quanto dichiarato dalla mamma. Lei aveva detto di aver avvolto e gettato il neonato nel bidone della spazzatura. Il corpicino viene, invece, trovato in un sacco, sempre sul terrazzo. E su altri aspetti quello che ha riferito è ancora oggetto di riscontri per valutarne l’attendibilità.

Il marito. È un contesto in cui il disagio sociale è protagonista e causa di una fragilità familiare che per gli investigatori è un elemento da tenere in considerazione.

Quando i poliziotti hanno chiesto al marito cosa fosse successo, lui ha risposto di non sapere niente. E neanche ha riferito di sapersi spiegare cosa fosse accaduto alla moglie alle prese con un’emorragia e perdita di sangue da metterne in pericolo la vita. Entrambi sono indagati. È affidato all’autopsia l’esito di un’inchiesta per capire se quel feto è frutto di un destino che si è accanito su una coppia già problematica o se è stato soppresso anche a causa di un ambiente minato da ignoranza e indigenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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