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Pisa

Picchia e minaccia di morte la fidanzata: finisce in cella

di Pietro Barghigiani
Picchia e minaccia di morte la fidanzata: finisce in cella

Arrestato dalla polizia dopo la denuncia della giovane, vittima anche di stalking Lei poi si era quasi “pentita” ma è stata la mamma a dare aiuto alla questura

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PISA. Lui la tormenta, incapace di gestire una gelosia patologica. Scoppi d’ira per sciocchezze, fantasmi che si materializzano solo nella sua mente e che si traducono in botte e minacce.

Lei, più giovane, fragile e innamorata, sopporta e subisce oltre a finire in ospedale. E quando la mamma interviene, consapevole di correre il rischio di poter piangere una figlia da iscrivere nel martirologio dei femminicidi, la giovane arriva quasi a prendere le difese del suo aguzzino. Dominio e sottomissione in un rapporto malato con una variante che spesso emerge nelle coppie dove l’amore è un pretesto avariato per nascondere soprusi e violenze: la donna che da vittima continua a voler bene al suo aguzzino fin quasi a proteggerlo. C’è anche questo aspetto doloroso in una vicenda nella quale la polizia è arrivata in anticipo con l’arresto di un 33enne albanese (non indichiamo il nome per la privacy della parte offesa, ndr) accusato di maltrattamenti e stalking. Un’indagine condotta dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni e terminata con la richiesta di custodia cautelare in carcere firmata dal gip, Giuseppe Laghezza. Una misura eseguita dalla squadra mobile diretta dalla dottoressa, Rita Sverdigliozzi. Siamo al dicembre scorso quando la questura viene messa a conoscenza che in una coppia residente a Pisa sta germogliando il seme guasto di una storia con tutte le caratteristica per deflagrare in un potenziale femminicidio. È la giovane, poco più che ventenne, a denunciare il suo compagno che non vuole perderla dopo essere stato lasciato. Si consulta con la mamma e decide, tra mille dubbi, che è la decisione giusta. Poco alla volta vengono collezionati elementi e riscontri sufficienti che vanno ad arricchire il fascicolo la cui sintesi finale si traduce con l’arresto in carcere. Per lui era una relazione sentimentale dove gli ingredienti, però, non erano baci e carezze, ma «molestie, intimidazioni e proprie aggressioni fisiche» spiegano gli investigatori. A un certo punto la giovane si è come tirata indietro, “pentita” di averlo denunciato. E allora è stata la mamma - le indagini sarebbero comunque andate avanti d’ufficio - a tenere duro e mettere al sicuro sua figlia dalle persecuzioni di un compagno violento. Secondo l’accusa il 33enne, privo di un’occupazione stabile e ricco di precedenti penali, «a partire dal 2014 ha provocato lesioni fisiche alla ragazza, molestandola più volte, picchiandola e minacciandola di morte. La serie incessante di comportamenti molesti e intimidatori si sono interrotti a seguito della carcerazione dell’albanese per altri motivi».

Ora ne ha uno in più per giustificare il soggiorno in carcere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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