Il Tirreno

Pisa

Rivoluzione-Cisanello ecografie fatte in 72 ore

di Mario Neri
Rivoluzione-Cisanello ecografie fatte in 72 ore

Ottimi risultati dal sistema “Open access” per le liste d’attesa

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PISA. Fino a poche settimane fa era l'esame più odiato, l'icona delle odissee a cui costringe spesso il sistema sanitario italiano. Nel settembre scorso raggiunse il record nella classifica degli approfondimenti diagnostici con le attese più lunghe. Per potersi sottoporre ad una ecografia all'addome servivano 385 giorni, oltre un anno. Il tempo poteva diventare una lama e un'ossessione se vissuto con lo spettro di una malattia.

Dall'11 luglio è cambiato tutto. È stato uno spartiacque per la sanità pisana, perché da quel giorno ad oggi 850 residenti di Pisa e provincia hanno eseguito l'esame e lo hanno fatto attendendo un massimo di 72 ore dalla prenotazione. Tre giorni. Sulla ricetta del medico curante non era indicato nessun codice di priorità, semplicemente era la prima visita.

Una rivoluzione messa a punto dal direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria Carlo Tomassini grazie al sostegno dell'Asl Toscana nord ovest e quello di alcuni privati accreditati. E la chiave di volta non è stata, come si potrebbe immaginare, un'iniezione di risorse economiche o di personale nel sistema, «semplicemente - dice Tomassini - è stato una questione di organizzazione, una vera razionalizzazione di uomini e macchine».

Si chiama “Open access”, negli Stati Uniti è una realtà da tempo. Il direttore dell'Aoup la definisce ancora una sperimentazione, ma sta funzionando talmente bene da aver convinto l'assessore regionale Stefania Saccardi a soffiargli i “trucchi” per metterlo in moto in tutta la Toscana con una riforma dei sistemi di prenotazione che assesti un deciso e definitivo taglio alle liste di attesa su visite ed esami. Pisa è stata la prima ad introdurlo negli ingranaggi dei servizi sanitari. L'ha fatto un anno fa riuscendo ad organizzare in città una rete di ambulatori con cui fornire una visita cardiologica specialistica nel giro di tre giorni insieme ad un ecocardiogramma. E da oltre un anno attese zero. «L'importante è stato capire quanto valesse il fabbisogno del territorio - spiega Tomassini - quante fossero le prime visite richieste ogni giorno dai medici di famiglia, costruendo una rete di ambulatori sul fabbisogno reale. Non è stato semplice, è stato necessario coordinare medici e ambulatori distanti con il fabbisogno sul territorio. E abbiamo replicato il modello anche per l'ecoaddome. Per ora, il fabbisogno si aggira sulle 40 ecografie al giorno, da eseguire dal lunedì al venerdì. Dovremmo offrirne circa 900 al mese, più di 10mila all'anno».

Con il vecchio sistema, se ne facevano meno della metà. Una delle inefficienze era generata dall'unire nel solito canale chi era già seguito e aveva bisogno di controlli e chi invece era alla prima volta. Per far funzionare l'Open access bisogna dividere le acque. Per l'ecografia all'addome è servito un tassello ulteriore: scorporare quelle ordinate dallo specialista all'ospedale da quelle propiziate dal medico curante. Così i controlli programmabili con anticipo, anche fino ad un anno, vengono eseguiti a Cisanello. Il primo contatto invece avviene nelle sei strutture distribuite sul territorio provinciale: nella rete ci sono la Misericordia di Cascina, quella di Navacchio e quella di Ponsacco, poi la Pubblica Assistenza di Pontedera, l'istituto biomedico di Ospedaletto e il presidio dell'Asl in via Garibaldi. In ognuno di questi ambulatori, dall'11 luglio ad oggi, si sono svolte 9 ecografie al giorno. E uno dei segreti è stato di non sgarrare mai: fare adesso quello di cui c'è bisogno adesso, non rimandarlo a domani. Finora ha funzionato.

Per questo Tomassini punta ad allargarsi. «Se il meccanismo continua a girare bene così, fra settembre e ottobre proviamo ad applicarlo anche sulle visite specialistiche, sulle Tac e le risonanze magnetiche».

Anche in quel caso Pisa perderebbe uno dei suoi record di inefficienza. Secondo la Società italiana di radiologia medica, infatti, una risonanza può svolgere fino a seimila esami all'anno. In media, quelle pisane ne hanno fatte 3.608. E il macchinario “fannullone” è soprattutto quello di via Garibaldi: ne ha fatte 857, più o meno tre al giorno. “Open access” sarebbe davvero una svolta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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