Chirurgia del tumore al top, le attese no
Cisanello: le statistiche del Sant’Anna premiano la qualità delle cure, ma i tempi per un’operazione sono i più lunghi in Toscana
PISA. E se per ricevere cure sicure dovessimo rinunciare al mito dell’immediatezza e della velocità dell’era digitale? E se il tempo non fosse, come spesso ci convinciamo, l’unica unità di misura della salute pubblica? Essere i migliori e i più lenti, i pazienti che attendono di più per essere operati, ma anche quelli operati meglio. È il paradosso che sembrano vivere i medici di Cisanello e Santa Chiara e le persone che a loro si affidano. Soprattutto la categoria di pazienti più fragile, i malati di tumore. Perché - a stare ai dati presentati lunedì dal Mes, il Laboratorio di Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa - questa dicotomia fotografa il livello della Chirurgia oncologica pisana.
Secondo i famosi “bersagli” del Mes, Cisanello e Santa Chiara sono, insieme al Versilia, gli ospedali in cui si attende più a lungo per ottenere un intervento per un tumore. Nella gerarchia del target, dove ad ogni colore (dal verde al rosso) viene attribuita una valutazione delle performance, le freccette all’arco dell’Aoup colpiscono l’eccellenza ben 14 volte, raggiungono il top anche per la chirurgia vascolare, l’efficienza nella prescrizione dei farmaci, l’appropriatezza chirurgica, in sostanza la capacità di diagnosticare e centrare l’intervento giusto al primo colpo, e l’integrazione con il territorio. Mentre l’Azienda ospedaliero-universitaria finisce in zona rossa col settore della salute mentale, per il numero di ricoveri ripetuti, le attese dei codici gialli al pronto soccorso e appunto i tempi d’attesa nella chirurgia oncologica.
In media, servono 43,11 giorni per venir sottoposti ad un intervento, 13 giorni in più rispetto alla soglia dei 30 giorni fissata dalle linee guida del Ministero della Salute. Ma, insieme al Versilia e a Careggi, a Pisa quella manciata di giorni in eccesso è una garanzia di qualità e risultati. Così Pisa, che nel 2015 ha collezionato 630 ricoveri per un tumore maligno alla mammella, ne ha trattati 625 (più del 99%) «sopra soglia», cioè sopra il limite dei 150 fissato dalla legge per individuare le eccellenze. Annovera poi la terza percentuale più bassa di donne (1,4%) che sono dovute tornare in sala operatoria a quattro mesi dal primo intervento conservativo. Meglio di Pisa, qui, fanno solo il Lotti di Pontedera e il San Luca di Lucca, che però seguono una casistica meno complessa e macinano numeri ben diversi: il primo conta appena 100 casi ogni anno, il secondo 130. «In base alle evidenze scientifiche disponibili - dice la professoressa Sabina Nuti, direttrice del Mes del Sant’Anna - è assodato che il volume di casi e la qualità degli esiti nella chirurgia del tumore al seno siano collegati, più pazienti curi più esperienza e competenza acquisisci». Dunque le attese di Pisa, che a ben guardare sono esigue, sono il segno di una chirurgia d'eccellenza.
Ma se lo iato fra attese e qualità è il segno di una inefficienza, non è su Pisa che deve cadere l’attenzione. Da tempo di parla di breast unit, centri di riferimento per una grande area. Su questi centri, è convinzione anche della Regione, dovrebbero essere riversate le risorse, in termini economici e di personale, disperse in unità operative che continuano a restare in vita ma con numeri inferiori agli standard di legge.
La legge Balduzzi appunto prevede che ognuno dei centri senologici di eccellenza debba drenare 150 casi di nuovi tumori alla mammella ogni anno. Sono a distanza siderale da questo confine a Pontedera, a Lucca e in altri centri dell'area nord ovest, da cui spesso molti pazienti si spostano verso Cisanello. Certo, qualcosa, rispetto al 2014, deve essersi pur inceppato negli ingranaggi della chirurgia oncologica del’Aoup. Non solo Careggi, con volumi anche superiori (1.984 casi annui), riesce ad offrire tempi più brevi (37 giorni), ma è proprio Pisa ad essere peggiorata, sebbene il numero totale dei casi di interventi chirurgici oncologici non sia aumentato di molto (da 1.558 a 1.592). Così da un’attesa media di 29,7 giorni del 2014 si è passati a 43,11. Insomma, essere lenti potrà essere una prerogativa dei bravi. Ma anche i migliori possono migliorare.
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