«Zero bus per tornare al Galilei da Peretola: la fusione sì, ma dove?»
La denuncia di Carrozza: per due volte sono atterrata a Firenze di notte senza riuscire a trovare un mezzo economico diretto a Pisa
PISA. Le è già capitato due volte: atterrare in piena notte, a un passo da un’autostrada, dalla linea ferroviaria più importante della Toscana, dallo svincolo della Fi-Pi-Li, insomma, circondata da infrastrutture e modernità, eppure sentirsi in un deserto. «L’ho scoperto sulla mia pelle - dice Maria Chiara Carrozza - l’integrazione fra Firenze e Pisa non c’è stata, o almeno non è completa». La deputata dem ed ex rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna è rimasta a piedi in due occasioni. Da qualche tempo viaggia molto verso la Germania, dove lei presiede per la Commissione europea il gruppo incaricato di valutare i progetti di ricerca europei.
«Già in due occasioni, non riuscendo a trovare un volo per Pisa in tarda serata, sono dovuta ricorrere all’ultimo disponibile in partenza da Francoforte e diretto a Firenze». Solo che a Peretola il Lufthansa giunge nel capoluogo toscano alle 23, troppo tardi per riuscire ad intercettare un mezzo di trasporto utile per tornare a Pisa. «Purtroppo a quell’ora non c’è più un autobus diretto al Galilei - dice Carrozza - l’unica vera alternativa è il taxi, ma ho colleghi che hanno speso 140 euro. È evidente: mi sono venuti a prendere». Ma il treno? «Be’, c’è un regionale che parte a mezzanotte e 40 da Santa Maria Novella, ma bisognerebbe comunque spostarsi dall’aeroporto con un taxi verso la stazione centrale fiorentina e da lì attendere un’ora per partire. E io sinceramente non consiglierei a nessuna donna di passare tutto quel tempo da sola in una stazione di notte».
In effetti, anche spulciando il sito di Toscana Aeroporti, la chimera societaria realizzata a colpi di renzismo e privatizzazioni con la promessa dell’integrazione, non sembrano esserci molte vie d’uscita. In bus, da Firenze si va verso il centro cittadino, verso Siena, Prato e Montecatini. Solo Terravision raggiunge il Galilei varie volte al giorno ma l’ultimo viaggio utile è alle 17. «Ne ho parlato con l’ad Gina Giani - dice Carrozza - Il problema sarebbero le risorse. Sto ancora cercando di verificare se ci sia un’alternativa, non voglio fare polemica, e spero di venir smentita, ma mi sembra che il Galilei si stia sbilanciato sul low cost, molto attrezzato per i turisti e poco per chi viaggia per lavoro. E chi viaggia per lavoro, bisogna rendersene conto, torna tardi la sera».
Il timore, mai fugato, che i cieli di Firenze prima o poi avrebbero fatto ombra a Pisa troverebbe conferma in alcuni dati raccolti dall’associazione dei piccoli azionisti di Toscana Aeroporti in due esposti spediti alla Consob e alla Corte dei Conti. Nel dossier non solo chiedono ai regolatori e ai giudici di far pagare alla Regione 34 milioni di euro di penale per aver venduto le azioni pubbliche a Corporation America senza una gara pubblica, ma segnalano come prime avvisaglie di una crisi dello scalo pisnao i numeri 2015 sulla crescita dei passeggeri. Per Firenze sarebbero aumentati del 7,5%, a Pisa di solo il 2,6%, di fronte ad una media nazionale del 4,5%.
Del resto era la premessa della fusione: trasformare Peretola in un city airport e Pisa in uno scalo internazionale, tutto nel segno di un’unificazione da realizzare con un potenziamento dei trasporti. Presentando il libro con cui lanciava la corsa alla segreteria Pd, nel suo Stil Novo, lo teorizzò anche Matteo Renzi una sera di maggio 2012 nell’ex abbazia di San Zeno. «L'aeroporto internazionale della Toscana è Pisa e chi vuole farlo diventare Firenze andrebbe ricoverato». Chissà se lo ripeterebbe. E se direbbe pure: «Firenze e Pisa insieme diventano il terzo polo aeroportuale italiano. Bisogna smetterla di fare i Guelfi e i Ghibellini, altrimenti si perde tutti».
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