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gli effetti in città

Britaly estranea all’inchiesta nessun riflesso sui nerazzurri

PISA. I guai di Petroni non riguardano il Pisa calcio. L’arresto del presidente e il sequestro, con amministrazione giudiziaria di alcune società, sono riferiti solo all’attività imprenditoriale di...

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PISA. I guai di Petroni non riguardano il Pisa calcio. L’arresto del presidente e il sequestro, con amministrazione giudiziaria di alcune società, sono riferiti solo all’attività imprenditoriale di Fabio Petroni nel settore del trasferimento aeroportuale a marchio Terravision esistente in Italia.

L’inchiesta della Guardia di finanza non sfiora la Britaly Post, la società londinese con la quale Petroni detiene la maggioranza del Pisa calcio. Certo, resta la preoccupazione della città per le conseguenze societarie con un presidente alle prese con grattacapi personali e la Finanza che da tre anni lo tiene al centro del mirino per le sue operazione finanziarie. Ma l’attività di Britaly Post non è oggetto degli accertamenti degli inquirenti romani che da tre anni hanno acceso i fari su Petroni dopo il fallimento della Terravision Rome Airport Scarl”.

Intanto, dall’ufficio legale dell’imprenditore capitolino fanno sapere che le accuse «dovranno passare il giudizio del Tribunale per il quale pende un procedimento ancora in primo grado. In realtà i fatti raccontati nella cronaca di oggi - a parte la vicenda personale del dottor Fabio Petroni - si riferiscono a tre anni fa e non al sequestro dell'intera azienda ma di alcuni rami di essa. Grazie alla presenza dell'amministrazione giudiziaria dall' aprile 2014, e grazie a un nuovo consiglio di amministrazione presente dal novembre 2015, formato da professionisti estranei a tutte le vicende precedenti, l'azienda ha continuato ad operare positivamente. Oggi la Terravision opera garantendo tutti i servizi e recentemente ha anche posto in essere nuove attività come il collegamento con l'aeroporto di Milano Malpensa. La società è a disposizione per ogni informazione sulle proprie attività, che sono 'in bonis'».

Per l’avvocato Cesare Placanica erano stati gli stessi amministratori giudiziari di “Terravision H.R. & Services Srl”, e “Alivision patrimoni e servizi di Petroni Fabio Sas”, dopo l’ok del Tribunale, «a chiedere all’imprenditore di restare nelle aziende dopo aver riscontrato un’oggettiva difficoltà di gestire le attività. Era opportuno che si dimettesse anche in vista della sentenza della Cassazione. Sono comunque società già in amministrazione giudiziaria da due anni e, sinceramente, non so come Petroni possa aver distratto fondi in quella situazione di controllo in casa».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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