Addio alla Colombo, solo incentivi all’esodo
Nessuna alternativa alla chiusura, 50 lettere di licenziamento
PISA. La speranza di un colpo di scena è svanita lunedì scorso con l'arrivo di una cinquantina di lettere di licenziamento, con le quali la società ha messo nero su bianco le intenzioni annunciate lo scorso aprile. Si è chiusa con decine di licenziamenti e con lo stanziamento di circa due milioni di euro di incentivi all'esodo la vertenza della Carlo Colombo spa. Dopo aver rigettato ogni possibile soluzione alternativa alla chiusura dello stabilimento di Ospedaletto, la società leader nel mercato nazionale ed internazionale dei semilavorati in rame ha notificato, alla scadenza della procedura di mobilità aperta tre mesi fa per tutta la forza lavoro (68 operai), cinquanta lettere di licenziamento ad altrettanti lavoratori che non hanno accettato un possibile trasferimento nella sede di Pizzighettone, dove l'azienda ha sede legale e un secondo stabilimento produttivo. Per parte degli altri diciotto dipendenti, la strada alternativa al licenziamento resta uno spostamento nella cittadina lombarda (dieci posti a disposizione) o di prolungare di un anno il rapporto con la Carlo Colombo di Pisa per piccoli lavori di manutenzione e per mantenere in sicurezza il sito industriale di via Bellatalla.
Agli ormai ex operai dello stabilimento di Ospedaletto saranno riconosciuti incentivi all'esodo per alcune decine di migliaia di euro. La società controllata dalla Jv Copper spa - una joint venture paritetica tra Glencore Internation, multinazionale anglo-svizzera dell'industria estrattiva, e un pool di 21 banche, entrati nella società nel 2008 dopo aver partecipato ad un precedente percorso di crisi - ha raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Failms-Cisal) che prevede lo stanziamento di circa due milioni di euro come incentivi all'esodo per i dipendenti licenziati. A settembre è previsto l'ultimo incontro tra le parti per la sottoscrizione di un verbale di conciliazione che darà il via al pagamento degli incentivi e metterà fine ad una storia iniziata nel 2003 con l'ex Colata Continua Pisana, nata dalle ceneri delle ex Fonderie Pisane, e proseguita nel 2009 con l'incorporazione nella Carlo Colombo. Parallelamente, i sindacati - in accordo con le istituzioni - lavoreranno per cercare di creare le condizioni adatte per far ripartire il sito industriale con un nuovo imprenditore, percorrendo la strada indicata durante un tavolo ministeriale che la società ha rifiutato di intraprendere. Regione Toscana, Comune, Rsu e organizzazioni sindacali avevano proposto di favorire un eventuale percorso di reindustrializzazione attraverso la trasformazione della procedura di mobilità in un accordo per la concessione temporanea della cassa integrazione per un periodo massimo di dodici mesi. Senza ammortizzatori sociali, sindacati ed enti locali cercheranno comunque di concretizzare la proposta.
«Abbiamo chiesto l'impegno al Comune, al consiglio comunale e alla Regione di esplorare l'interesse di nuovi imprenditori interessati a far ripartire l'attività con la stessa o una diversa lavorazione, reintegrando i lavoratori in mobilità - sottolinea Raimondo Feliciano della Fiom-Cgil -. La stessa richiesta la faremo alla società, alla quale chiediamo un ultimo sforzo».
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