«Provocazione ironica, ma riflessione seria»
Elisabetta Zuccaro (M5S): serve una progettazione urbana su impegni, opportunità e spazi per tutti
PISA. Elisabetta Zuccaro, stanotte attivisti dell’M5S saranno in piazza dei Cavalieri per ripulire in tempo reale dai rifiuti della malamovida...
«E’ con deliberata ironia provocatoria che il movimento chiama la popolazione a raccolta per la pulizia di una piazza oltraggiata ormai quotidianamente da una movida molesta che genera indignazione profonda nei cittadini e offende il più elementare senso civico. L’occasione è una riflessione che prova a tradurre il tono semiserio in un più difficile tentativo di analisi sulle tensioni sociali che si sviluppano in città a ridosso di questo e altri fenomeni di degrado, a fronte di un’azione pubblica inefficace e poco visibile».
Cosa c’è, secondo lei, dietro questa movida senza regole?
«Alcool e droghe sono rese disponibili da un sottobosco di migranti senza legge, ultimo anello di un giro d’affari sommerso e ben organizzato che sfrutta esseri umani e spazi lasciati liberi dall’assenza di un progetto di contrasto adeguato ed efficace. Ne seguono analisi sommarie e riduttive che oscillano tra estremi forcaioli che invocano la deriva securitara e incitano all’odio e posizioni buoniste che rimuovono e sottovalutano pericolosamente le potenzialità esplosive del fenomeno. Intanto l’azione istituzionale è progressivamente neutralizzata dal proliferare delle condizioni in cui matura l’abusivismo, mentre le risorse dedicate all’ordine pubblico risentono dei tagli indiscriminati».
Lei come si pone tra queste posizioni?
«Trovo soprattutto pericoloso spingere verso la contrapposizione tra italiani e forestieri, in quanto la partecipazione alla movida è trasversale sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta (le birre abusive non arrivano certo dal Bangladesh). Ed è riduttivo omettere la lettura degli articolati fenomeni che si intrecciano a monte, a partire dalle dinamiche della crisi stessa, ma soprattutto, per rimanere a Pisa, dalla perdita di valori di una comunità di giovani che in questi contesti si dimostra incivile, forse per mancanza di opportunità o di stimoli positivi».
Quale risposta, allora, propone di fronte a queste problematiche?
«Per dare risposta ad una legittima e civile domanda di legalità, allontanando al tempo stesso l’idea securitaria, esiste una strada contraria a quella perseguita finora dalla politica. Una strada tutta culturale che coopta i cittadini ed investe sui giovani affinché si riapproprino della bellezza e si facciano portatori di valori invece che di devastazione e annullamento. E’ una strada che va intrapresa di concerto con l’Università, che non può essere solo esamificio e dormitorio di studenti, ma deve riacquistare anche la funzione generale di formazione civica e culturale dei giovani. Si tratta di un percorso che sperimenta nuove forme di innovazione sociale. Che rende i cittadini partecipi della cosa pubblica, che ripartisce diritti e doveri costruendo un senso di comunità condiviso».
Ma come rendere concreto tutto ciò?
«Una delle chiavi significative di rilancio della città è in una progettazione urbana che obblighi tutti i soggetti istituzionali all’attenta lettura dei fenomeni sociali, all’impegno nella creazione di luoghi e occasioni di aggregazione, nella cura e riqualificazione dei contesti urbani. Un percorso che passa attraverso l’ascolto e le risposte date alla popolazione studentesca. Opportunità, servizi, socialità, arte, sport, musica, cultura si devono intrecciare in un progetto culturale virtuoso che investa sulle generazioni future». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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