Meteo
«Danni al turismo, vietiamo il consumo di alcol in strada»
L’idea del vicesindaco Ghezzi: varare sanzioni contro chi beve lontano dai locali giusta anche la repressione se serve a fermare un fenomeno che sta degenerando
PISA. È convito non ci sia alternativa. Per bloccare le degenerazioni della movida ormai servano misure forti. «Una provocazione», la chiama il vicesindaco Paolo Ghezzi. «Va spento il motore principale del caos», va «spezzato» l’ingranaggio intorno al quale si scatenano gli eccessi del divertimento, spiega il responsabile del turismo a Palazzo Gambacorti. «Va fermato l’accesso incontrollato all’alcol. Non bastano i sequestri e la lotta all’abusivismo. È giunto il momento di vietare il consumo di alcol in strada».
Vicesindaco Ghezzi, la mala-movida può dannneggiare l'indotto turistico della città?
«A Pisa, per la sua dimensione, certamente sì. Impossibile per un turista in cerca della bellezza, non notare il fenomeno e restarne indifferente. Bene ha fatto la presidente del Ctp6 Federica Ciardelli a promuovere un confronto, è necessaria una svolta».
Davvero la città ha subìto una mutazione?
«Dodici anni fa da assessore all’ambiente mi feci carico della prima campagna di condivisione di un problema allora nascente. Le difficoltà di dialogo tra avventori, residenti ed esercenti riguardava sostanzialmente il chiasso, i ragazzi bevevano nei locali e i residenti si lamentavano degli schiamazzi, quello con cui - mi dicono amici di Parma e Ferara - devono confrontarsi le amministrazioni. Da noi tutto è cambiato, il fenomeno si è ingigantito ed è degenerato. Va spezzata la catena puntando sulla componente sana dei giovani che cerca aggregazione e compagnia ma che è disponibile a farlo nel normale ambito della convivenza civile».
Possibile sia tutta colpa degli studenti universitari, sono solo loro i “vichinghi” del divertimento?
«Non generalizziamo. Gli studenti a Pisa sono 55mila e la mala-movida ne coinvolge una minoranza. Cosa conosciamo veramente di questi ragazzi? La politica e la città devono prima di tutto esprimere una condanna chiara di alcuni comportamenti che sono inaccettabili perché contrari ad ogni principio base di convivenza civile. Normale educazione, buon senso, rispetto per gli altri e per la cosa pubblica. Caratteristiche a mio avviso comuni alla maggior parte dei giovani. Questa maggioranza dovrebbe ribellarsi alla minoranza di incivili che rischia di trascinare anche loro in uno stereotipo offensivo. E per questo l’università deve fare di più, ma il dialogo non serve senza misure forti».
Come si ferma la mala-movida?
«Prima di tutto va spazzato via quello che per me è uno dei motori principali: l'accesso facile e incontrollato all'alcol, peraltro distribuito illegalmente sotto gli occhi di tutti dai venditori abusivi, che vanno fermati e cacciati ogni sera».
Dunque?
«Dobbiamo introdurre il divieto di consumo di alcol per strada e lontano dai locali. Chi viene pescato con la bottiglia di birra in mano sul sagrato della chiesa dei Cavalieri deve essere multato».
Potrebbero accusarla di proibizionismo...
«Negli Stati Uniti esiste già, si va in strada solo col cartoccio. Quel cartoccio spesso è in mano ad alcolisti. È il simbolo di uno status, un deterrente culturale. In questi anni sono fioriti minimarket, e se combatti solo i carrelli, il fenomeno non si spazza via. I giovani sapranno dove trovare da bere. Un tentativo bisogna farlo, anche solo per un periodo».
Ma regole più dure per i locali no?
«Anche gli esercizi pubblici autorizzati dovrebbero essere responsabilizzati per le aree di propria competenza, ma c’è anche un problema di controlli»
Questore e prefetto dicono che si fa già molto.
«Serve uno sforzo in più. Piazza dei Cavalieri e le vie limitrofe, ma anche Vettovaglie e Sant’Omobono vanno presidiate con regole chiare che, ripeto, devono spezzare l'abitudine e la convinzione diffusa che tutto sia permesso. I sequestri, pur se numerosi, da soli non possono essere efficaci. Certo qualche sforzo e agente in più servono».
Servono risorse...
«Di risorse ne investiamo già tantissime anche solo nelle pulizie per rimediare ai comportamenti assurdi e privi di ogni logica. Dovremmo invertire l'ordine di priorità. Perché servono più bagni? Perché i ragazzi bevono fiumi di birra. Finanziamo prima i controlli e i presìdi, forse serviranno meno servizi».
Quindi sanzioni e repressione?
«Controllo e informazione. Richiamo costante al rispetto delle regole di convivenza e quando necessario sanzioni e repressione. Mi piace la proposta del prefetto di squadre miste di giovani e forze dell'ordine che possano far percepire costantemente il richiamo condiviso alle regole. Gli esercenti devono affiancare questo sforzo con l’informazione del consumatore».
Dunque piano bagni e decentramento non servono?
«Tutte buone idee, ma ripeto: prima bisogna spezzare la degenerazione del fenomeno. E anche se migliori la qualità di uso delle piazze, dopo mezzanotte, una volta libere, si riempiranno di nuovo. Meglio far prevalere il rispetto per le esigenze di una comunità che ogni mattina deve svegliarsi per andare a lavorare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
