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Condannato ex assessore «Sesso in cambio di favori»
Pena di tre anni e mezzo. Alcuni reati prescritti, assolto per un caso di violenza L’accusa: prometteva aiuti a donne in difficoltà e chiedeva rapporti intimi
PISA. La prescrizione ha limato la richiesta del pubblico ministero, ma non ha scalfito l’impostazione dell’accusa. Per il Tribunale Roberto Lorenzi, quando era assessore a Cascina, ha chiesto, e in alcuni casi ottenuto, favori sessuali esercitando una pressione nei confronti di donne che avevano bisogno di aiuti e di una casa popolare. Fattispecie più sfumata della concussione, l’induzione indebita tentata e consumata contestata a Lorenzi, oltre alla violenza sessuale (ma per un episodio è stato assolto), ha portato alla condanna dell’ex amministratore: tre anni e mezzo di reclusione. Necessario il ricorso in appello per evitare che la sentenza diventi definitiva aprendo le porte del carcere all’imputato 69enne di Cascina difeso dall’avvocato Antonio Cariello. Il pm, Paola Rizzo aveva chiesto una condanna a 5 anni. Una sforbiciata è arrivata dalla prescrizione per episodi risalenti indietro nel tempo e per l’assoluzione di un caso di violenza sessuale (un palpeggiamento). Riconosciuta dal collegio (presidente Pietro Murano) anche una provvisionale alle due parti civili rimaste nel processo assistite dagli avvocati Giuseppe Carvelli e Beatrice Vestri. Lorenzi, ferroviere in pensione, ex amministratore del PdCI, motore dell'allora giunta Franceschini (Pd) con deleghe a casa, cultura, pubblica istruzione e cooperazione internazionale, si è sempre difeso che non aveva il potere di assegnare case popolari, per le quali era necessario seguire un iter codificato da leggi e regolamenti, e che gli incontri a luci rosse c’erano stati solo con il consenso delle sue partner occasionali. L’ex assessore, conosciuto anche per girare con un pendolino (pure in Comune faceva sfoggio dello strumento per leggere il futuro a chi lo andava a trovare) e amante dell’esoterismo, fu accusato da sei donne. Siamo nel 2009. L’indagine su presa in carico dai carabinieri del nucleo investigativo. Delle sei donne sentite dagli investigatori, alla fine solo in due (all’inizio del procedimento erano in tre) si sono costituite parte civile. È il febbraio 2010 quando il sexgate in salsa cascinese, con propaggini sul litorale, divampa e porta alla dimissioni di Lorenzi, motore dell'allora giunta Franceschini con deleghe a casa, cultura, pubblica istruzione e cooperazione internazionale. Non tutte le donne lo accusano di aver fatto sesso. Tutte, però, sostengono che ci ha provato. Più di una volta con strusciamenti e richieste esplicite di rapporti orali non solo nell'abitazione di Tirrenia, di proprietà di un suo amico, ma anche in Comune. «Tante volte mi ha chiesto di fare sesso - raccontò in aula una delle testi di accusa -. Si sbottonava i pantaloni nella sua stanza in Comune. Voleva vedere il mio corpo. Una volta si è strusciato e ha cercato di piegarmi come per prendermi da dietro. Un altro episodio fu nella biblioteca di Cascina dove lo raggiunsi in una stanza trovandolo con le parti intime denudate. Mi chiese un rapporto orale».
Un'altra fece mettere a verbale che «in Comune più volte ho dovuto praticargli sesso orale. Chiudeva la porta principale, si metteva seduto e si abbassava i pantaloni. Ero senza casa, con un figlio e non potevo contare su mio marito. Due volte siamo andati a Tirrenia. La prima eravamo solo io e lui. E facemmo sesso. La seconda volta c'era anche un suo amico. Dopo aver cenato in un ristorante cinese lo abbiamo fatto in tre. Mi regalarono una collana di perle». Comportamenti che per i giudici di primo grado si sono tradotti in una condanna a 3 anni e mezzo.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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