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Pisa

Migranti, i centri d'accoglienza scoppiano: «Mai tanti arrivi, la rete è al collasso»

Un gruppo di profughi
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Un gruppo di profughi

Sono 819 le persone ospitate nelle strutture dei 37 Comuni. Ma nello stesso periodo del 2015 erano meno della metà. Polemica sulla sindaca leghista di Cascina che dice no ai profughi: "Così rischiamo le tendopoli"

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PISA. Doveva essere un vertice tecnico, quello riunito ieri, giovedì 30 giugno, in prefettura, una plenaria di sindaci e assessori utile a trovare soluzioni e soprattutto posti. Perché non c'è mai stato così tanto bisogno di strutture come in questo momento. Ha ormai raggiunto numeri senza precedenti l’emergenza migranti in Toscana e in provincia di Pisa. L’anno scorso, a fine maggio, i 37 Comuni del territorio davano ospitalità a 274 migranti. Nel corso dell’estate, l’escalation di sbarchi fece salire il numero di richiedenti asilo nei centri di accoglienza a 490, in regione si sfiorarono i 5.500. Dati registrati però a settembre 2015. La fotografia dell’accoglienza, con i dati aggiornati a ieri, è da allarme rosso. Siamo a fine giugno e la contabilità dell’emergenza è già a quota 818 in provincia e a quasi 8.500 in Toscana. E i cargo di Frontex non fanno che recuperare uomini, donne e bambini dal mare, una scia di disperazione che non si arresta. Non è un caso che uno dei più arrabbiati all’uscita dal vertice a Palazzo Medici sia proprio Antonio Cerrai, responsabile della Croce Rossa pisana. È l’uomo macchina di gran parte della rete dell’accoglienza nell’area.

«La rete dei centri di accoglienza rischia davvero di collassare - dice Cerrai - se in questi anni associazioni come la Croce Rossa e cooperative come Arnera, Paim e Odissea non avessero maturato un’esperienza preziosa, adesso non so dove saremmo».

«Se viene meno il vincolo di solidarietà istituzionale, il rischio è che vacilli anche quel modello di accoglienza diffusa che sinora, in Toscana, ci ha permesso di gestire in modo accettabile l’emergenza. Potremmo dover ricorrere alle tendopoli», teme David Spalletti, assessore all’integrazione a San Miniato.

«No, io dò la mia totale indisponibilità - precisa Cerrai - Ho sempre sostenuto che servono soluzioni stabili, altrimenti ci sfuggirà di mano la situazione, ma è indubbio che siamo con l’acqua alla gola. Sono finiti i posti disponibili sul territorio e per ora, al di là di alcune soluzioni per ora solo ventilate, nessuno ha dato disponibilità di nuove strutture».

Ma le strutture sono davvero al tutto esaurito. «Alla ex Polveriera del Cep - elenca Cerrai - ospitiamo 24 persone, e oltre non possiamo andare; in un ex convento di via della Faggiola ce ne sono 50, nel centro del Cottolengo di San Giuliano, dove avvengono tutti gli screening sanitari e che inizialmente fu pensato per ospitare una cinquantina di persone, siamo a 130. A San Piero a Grado altri 30, ancora a Pontasserchio 8... e nessuna è più in grado di andare oltre». Eppure entro stamani saranno arrivati tutti i 18 profughi attesi dalla Sicilia da venerdì ma in una settimana la provincia dovrà prepararsi a far posto ad altre 95 persone. Insomma, non ci sarebbe più spazio per i sindaci del “no”, i Comuni riluttanti. Per questo la presa di posizione della Ceccardi sta facendo imbufalire anche chi l’accoglienza deve gestirla sul campo.

«Un sindaco è tale se lo è di tutti - dice Cerrai - Non puoi pensare solo a chi ti ha votato. Devi rispettare anche chi crede che l’accoglienza sia parte della sua storia. E Cascina è sempre stata una città solidale, ha sempre dato il meglio per ogni tipo di necessità sociale. E Ceccardi dovrebbe ricordare che lo ha fatto anche quando al governo c’erano Maroni e Berlusconi. A questo tavolo un sindaco non è chiamato come soggetto politico, ma come rappresentante delle istituzioni, e come tale è tenuto a rispettare regole comuni».

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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