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Area pisana, Ceccardi spaventa i sindaci: «Ora temiamo una Cascexit»

di Mario Neri
Area pisana, Ceccardi spaventa i sindaci: «Ora temiamo una Cascexit»

Dai fondi per la Società della Salute alle scelte urbanistiche, la nuova sindaca potrebbe mettere in crisi le politiche integrate elaborate negli ultimi dieci anni dal Pd

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PISA. L’ultimo rimbrotto alle politiche integrate dell’area metropolitana è arrivato ad aprile, indirizzato al sindaco Marco Filippeschi e ai vertici della Società della Salute. Manco a dirlo, sui migranti. «Hanno speso un milione di euro per ristrutturare la Piaggerta a San Rossore e avviare un bel progetto di turismo sociale per i portatori di handicap. Peccato che i disabili non vi abbiano ancora messo piede e dal 2013 la struttura sia un centro d’accoglienza per profughi che ora si lamentano della qualità del cibo», disse la “leonessa” che ha conquistato Cascina. Ed è di ieri l’ennesimo niet: stop ai profughi alla Tinaia, con o senza un accordo con il prefetto. No, lei non tratterà.

Ma non è solo per le idee sull’«invasione» che la rossa sindaca della piana sta diventando lo spauracchio e un’incognita nel resto della “rossa” area pisana. Politiche comuni sull’urbanistica, investimenti e risorse destinati al sociale, perfino le scelte economiche e il destino degli accordi con le università potrebbero cambiare rotta ora che al governo di uno spicchio importante del territorio c’è la leghista Susanna Ceccardi.

La migliore allieva di Matteo Salvini, la vichinga che è riuscita ad espugnare un fortino in cui il partito a tradizione comunista strappava percentuali bulgare ancora qualche anno fa, giocherà un ruolo determinante per la sorte di alcune scelte strategiche decisive per la costruzione di una visione comune sull’area pisana. «Da dieci anni è avviato il percorso per realizzare un piano strutturale unico - dice un assessore pisano - Non è stato semplice coniugare le esigenze di sei Comuni guidati da sindaci dello stesso colore, figuriamoci adesso che la Lega ha l’occasione di sparigliare il mazzo». Esatto. Il timore è che la sindaca in verde possa diventare una “sabotatrice” del grande progetto con cui il Pd da anni punta a dettare una visione unitaria per l’urbanistica su un territorio di 475 chilometri quadrati e 200mila abitanti. Sulle idee della sindaca in materia, però, per ora aleggia un grande “boh”.

E forse proprio questo ermetismo spaventa ancora di più i sindaci. L’onda d’urto della «ragazzetta» (il copyright è di Alessio Antonelli, e mai ce ne fu uno più esiziale) rischia di avere una potenza ancora più disgregatrice proprio perché improvvisa, dettata dall’urgenza di dare la spallata. «Col piano strutturale siamo ad una fase decisiva - confessa Sergio Di Maio, sindaco di San Giuliano - Adesso devono essere i consigli comunali a dare il via libera, e spero che Susanna colga l’occasione e vada oltre gli steccati, pensando alla comunità».

«Credo e penso che Cascina darà ancora il suo contributo», dice il coordinatore del piano Beppe Sardu. Tutti verbi perfetti per l’ipotetica dell’irrealtà. Fino a pochi mesi fa inimmaginabili. La verità è che adesso si teme una Cascexit, e cioè che a Cascina venga la voglia di uscire dall’unione dei sei. «Lei in questo momento può fare due cose - dice un primo cittadino - o chiedere, legittimamente, tempo per studiare le carte e prendersi un anno per decidere, oppure cercare lo strappo, sull'onda populista di una vittoria strappata cavalcando la non politica del risentimento. A noi non cambia nulla, vorrà dire che invece di una città metropolitana a 200mila abitanti, ne progetteremo una a 150mila». L’unione sì, ma a cinque: Pisa, San Giuliano, Vecchiano, Vicopisano, Calci. Cascina fuori. Ed è evidente: che non cambi nulla è un’illusione.

Soprattutto perché il piano strutturale non è l’unico campo che la Susy potrebbe voler scompaginare. Difficile ad esempio che accetti un bilancio preventivo come quello presentato alcuni mesi fa dalla Società della Salute (e dove Cascina rappresenta il 14% di 20 milioni), minato da circa un milione di tagli e dove il segno meno campeggiava alle voci «servizi domiciliari per anziani» e «disabili» e il più davanti alle politiche per «l’immigrazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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