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Cassazione,sequestro Bulgarella utile a trovare prove
Le motivazioni cancellano l'ordinanza: "Il Riesame non entri nel merito"
PISA. Il ricorso dei magistrati della Dda di Firenze "è fondato e meritevole di accoglimento in quanto il tribunale del riesame di Firenze non si è limitato a valutare la sussistenza o meno del 'fumus commissi delicti' in ordine alle fattispecie delittuose ipotizzate nel decreto di perquisizione e sequestro dal pm il 30 settembre 2015, ma ha operato un 'non consentito' sindacato nel merito delle ipotesi accusatorie poste a fondamento del decreto" di sequestro che ha annullato. Così le motivazioni della Corte di Cassazione la cui seconda sezione penale, presidente Antonio Prestipino, il 5 maggio scorso ha annullato l'ordinanza con cui il riesame di Firenze aveva, a sua volta, 'cancellato' il 28 ottobre 2015 il decreto di perquisizione e sequestro di computer, agende e documenti al costruttore siciliano, da molti anni attivo in Toscana, Andrea Bulgarella, e ad altri indagati, in un'inchiesta che prende in esame anche rapporti dell'imprenditore trapanese coi vertici di Unicredit. "In sede di riesame del sequestro probatorio - scrive la Cassazione - il tribunale chiamato a verificare l'astratta configurabilità del reato ipotizzato, valutando il 'fumus commissi delicti' in relazione alla congruità degli elementi rappresentati, non già nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell'accusa ma con riferimento all'idoneità degli elementi su cui si fonda la notizia di reato a rendere utile l'espletamento di ulteriori indagini per acquisire prove certe, non altrimenti esperibili senza la sottrazione del bene all'indagato". Dato che "l'ordinanza impugnata non ha effettuato tali valutazioni bensì un sindacato sulla concreta fondatezza dell'accusa, la stessa deve essere annullata con rinvio per un nuovo esame", conclude la Suprema Corte.
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"Il tribunale del riesame - prosegue ancora la Cassazione nelle sue motivazioni che danno ragione alla procura di Firenze - ha esercitato proprio quel sindacato sulla concreta fondatezza dell'accusa che in questa sede gli è precluso, peraltro esaminando solo alcuni degli elementi addotti a sostegno del sequestro probatorio ed ha quindi censurato le numerose dichiarazioni di collaboratori di giustizia inerenti la persona di Bulgarella, attribuendo a esse 'genericità e scarsa precisione' e valutato come 'assolutamente ordinari i rapporti commerciali di Bulgarella con Bellomo e altri parenti di Messina Denaro, ritenendo non particolarmente significativo la corresponsione di provvigioni su un importo complessivo di 529.000 euro". Inoltre "ha valutato il contenuto di soltanto alcune intercettazioni telefoniche riportate nel decreto per sostenere che da esse emergerebbe una considerazione di Bulgarella nell'ambito di Unicredit assolutamente diversa da quella di imprenditore colluso con la mafia", "fino a rilevare non esser stato ancora approvato da Unicredit alcun piano di ristrutturazione del credito, avendo il competente comitato della banca chiesto la ripresentazione della proposta chiedendo alcune puntuali condizioni".
Anche su queste basi, scrive ancora la Cassazione, "il riesame di Firenze ha annullato il decreto di sequestro e perquisizione con valutazioni significative solo nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell'accusa che, invece, deve essergli estranea, soprattutto in tema di sequestro probatorio, finalizzato per sua natura all'acquisizione di elementi di prova che il tribunale ha ritenuto carenti".
Al momento di discutere il ricorso presentato dalla procura di Firenze, il procuratore generale presso la Cassazione, nella persona di Ciro Angelillis, aveva chiesto ai magistrati l'inammissibilità e il rigetto del ricorso stesso. Anche le difese degli indagati, fra cui l'avvocato Tullio Padovani per Bulgarella, e Franco Coppi per Fabrizio Palenzona avevano chiesto il rigetto nelle loro memorie.
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