Il presidio
Il Foggia deve essere costretto al lancio lungo
Susic, ex nerazzurro ma anche ex rossonero: «Il Pisa ce la può fare Impressionato dalla forza fisica dei ragazzi di mister Gattuso»
PISA. Massimo Susic era allo stadio Bottecchia di Pordenone. L'indimenticato ex stopper nerazzurro dei tempi di Romeo (ad inizio stagione allenatore del Treviso in Eccellenza) ha tastato il polso alla squadra di Gattuso e sa bene, dalla sciagurata retrocessione del 1994, quale fame di serie B ci sia in città.
Susic, che Pisa ha visto?
«Era in vantaggio di tre gol dall'andata, ma ha fatto la sua partita. Ha subìto il Pordenone solo all'inizio, con una sequenza di corner in pochi minuti. Comunque il Pisa si è difeso bene e alla fine sono emersi i valori. Avevo già assistito ad una partita casalinga dei nerazzurri e mi avevano impressionato la loro forza fisica e il fatto di non buttar mai via la palla».
Quale giocatore nerazzurro l'ha impressionata maggiormente?
«Già dallo scorso anno ho seguito Ricci. Lui e il fratello gemello che gioca nel Crotone mi avevano già impressionato nelle giovanili della Roma. L'ho visto giocare da titolare nel Pisa, mentre domenica scorsa è subentrato, a dimostrazione del valore dei cambi che Gattuso ha a disposizione. Un allenatore in gamba, che dà la carica alla squadra».
Ha visto giocare il Foggia?
«Sì, domenica scorsa contro il Lecce. Conosco bene il direttore sportivo Di Bari, che è stato mio compagno di reparto nel Treviso. Il Foggia è una squadra che non butta mai via la palla, arrivando a giocarla persino con il portiere. Ha Sarno e Chiricò, esterni piccoli e rapidi, e due giocatori che vengono dalla Cantera del Barcellona. Uno di essi, Riverola, ha segnato il gran gol del vantaggio sul Lecce, mentre Chiricò e Sarno hanno confezionato il raddoppio. I rossoneri hanno anche due esterni bassi che spingono. Il rientro di Angelo può essere importante».
Che doppia finale si aspetta?
«La finale che tutti vorrebbero giocare. Nella semifinale a Foggia c'erano 17mila spettatori, mentre a Pisa 11mila. Sarà uno spettacolo».
Lei ha descritto due squadre che gestiscono bene la palla, una più potente (il Pisa) e l'altra più rapida (il Foggia). Chi prevarrà?
«Spesso la forza fisica conta più della tecnica. Secondo me il Pisa, se costringerà il Foggia a lanciare lungo, ne trarrà vantaggio. Nell'attacco pugliese solo Iemmello è forte fisicamente. Il Foggia ha vinto a Lecce: grande impresa. Anche il Pisa ha battuto un buon Pordenone, che contro la Casertana aveva giocato molto bene».
A Pisa la serie B è diventata un'ossessione dalla retrocessione nel 1994...
«Nutro ancora il rammarico. Ricordo che all'ultima giornata pareggiammo 0-0, mentre l'Acireale giocava contro il Bari. A fine primo tempo in Sicilia sparirono le bandierine. La ripresa cominciò in ritardo. Il Bari negli ultimi minuti di gara conosceva già i risultati delle altre partite, e l'Acireale realizzò con un tiro dritto per dritto in un campo circondato da tifosi. E poi nello spareggio ci sconfisse ai rigori».
Lei è ricordato spesso perché fu l'unico che Romeo riuscì a vendere prima del fallimento. I suoi compagni di allora si accasarono a parametro zero...
«Io avevo appena rinnovato il contratto, ma Anconetani mi disse che mi avrebbe venduto per far cassa. Quando mi acquistò mi ero infortunato al crociato e il presidente, come spesso aveva fatto con altri calciatori, mi rilanciò. Venni a sapere della cessione al Parma da un mio compaesano, che mi mostrò la Gazzetta dello Sport. Un'ora e mezzo dopo ricevetti la raccomandata con cui mi veniva chiesto di raggiungere la mia nuova squadra. In Emilia vinsi la Coppa Uefa e arrivai secondo in Coppa Italia. Ho sempre conservato un buon ricordo del presidente. Aveva il suo carattere, ma se gli davi tutto te stesso, lui contraccambiava. Ricordo che vinsi la Sventola d'oro e fui premiato al teatro Verdi. Una grande soddisfazione».
Massimo Berutto
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