Il Tirreno

Pisa

Il revisore dei conti: «Diffamato dal prefetto»

di Cristiano Marcacci
Il revisore dei conti: «Diffamato dal prefetto»

Finisce in una denuncia alla Procura la polemica che si trascina da dicembre Il presidente del collegio non accetta le osservazioni esternate da Visconti

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PISA. Se ne occuperà il Palazzo di giustizia dell’aspro confronto fra il collegio dei revisori dei conti e il prefetto. Conclusione ingloriosa per una disputa che poteva risolversi in maniera meno spiacevole.

Non è dunque assopito, come poteva apparire, lo scontro istituzionale che si aprì all’inizio dell’anno tra il presidente del collegio del Comune di Pisa, il ragioniere Fabio Vergamini, di Castelnuovo Garfagnana, e, appunto, il prefetto Attilio Visconti. Non solo il dissidio non è rientrato, si è addirittura acuito. È passato alle carte bollate. Vergamini, infatti, ha denunciato alla Procura della Repubblica Visconti. La querela è stata presentata in data 27 aprile e in quest’ultima il presidente del collegio dei revisori dei conti chiede al procuratore della Repubblica di procedere penalmente contro il prefetto per il reato di diffamazione a mezzo stampa. A Vergamini non andarono giù, infatti, alcune delle dichiarazioni che il dottor Visconti rilasciò alla stampa nei giorni in cui decise di interpellare il Ministero dell’Interno per verificare la presunta incompatibilità ambientale venutasi a creare tra lo stesso collegio dei revisori e la giunta e il consiglio comunali in seguito alle polemiche sui tempi di presentazione dei pareri sul bilancio di previsione.

Tutto iniziò alla fine del dicembre 2015, quando Vergamini, affidandosi all’Ansa, denunciò anomale pressioni della Prefettura: «Abbiamo ricevuto – disse – pressioni del tutto immotivate, perché depositeremo, entro i termini stabiliti, il nostro parere sul bilancio previsionale del Comune. Nei nostri confronti c'è stata un'attività anomala e inaccettabile. Le pressioni sono giunte dal capo di gabinetto del prefetto, al quale si era rivolto il sindaco il 30 novembre. In sostanza un invito a fare presto nel consegnare il parere, avendo la giunta l'obiettivo di portare il bilancio preventivo in discussione il 30 dicembre».

La replica del prefetto non si fece attendere: «Da parte della Prefettura è stato semplicemente esercitato un diritto-dovere, previsto dalla legge, sulla tempistica di questo particolare passaggio. Il capo di gabinetto della stessa Prefettura non si è reso autore di alcuna pressione, si è solamente accertato del fatto che i pareri, negativi o positivi che fossero, venissero presentati secondo i tempi dettati dalla legge». Da quei giorni le polemiche, politiche e non, si accavallarono e divamparono senza sosta. Anche perché il collegio inviò al prefetto una lettera in cui veniva segnalata “l'approvazione di un bilancio con un'entrata prevista di oltre 10 milioni di euro non più attendibile in quanto non si conosce quale sarà l'aliquota base spettante all'ente dopo l'entrata in vigore della legge di stabilità e la conseguente abolizione della tassa sulla prima casa”. Sempre nella lettera i revisori si spingevano oltre e chiedevano al prefetto di “adottare senza indugio le iniziative necessarie a ripristinare la garanzia della permanenza degli equilibri di previsione”. Il prefetto arrivò, da parte sua, al punto di scrivere al Ministero degli Interni, a cui venne inviato il noto “dossier Vergamini”. Lo fece in data 2 febbraio 2016 e al Dipartimento Affari Interni e Territoriali chiese di verificare se esistessero i presupposti per l’eventuale revoca dell’incarico. Il Ministero rispose una ventina di giorni più tardi, affermando che certi presupposti non sussistevano. Ma a Vergamini, evidentemente, non bastò, anche perché non fu informato della risposta arrivata da Roma. Il ragioniere ritiene che in questi mesi la sua figura sia stata pesantemente denigrata ed è passato al contrattacco querelando il prefetto. Toccherà alla Procura comprendere se ci sono i presupposti per procedere con le indagini o se disporre l’archiviazione. Ma non si tratta, come è evidente, di una vicenda giudiziaria quanto piuttosto di una turbolenza nell’irrequieto sistema di relazione fra i poteri pisani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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