Il presidio
Barricati in casa in via Canavari le polemiche non si placano
PISA. Si è fatta largo tra le ormai classiche polemiche che solleva annualmente e per la sedicesima volta Canapisa ha tagliato il traguardo. Per la gioia dei manifestanti, che per l'ennesima volta...
PISA. Si è fatta largo tra le ormai classiche polemiche che solleva annualmente e per la sedicesima volta Canapisa ha tagliato il traguardo. Per la gioia dei manifestanti, che per l'ennesima volta hanno sfidato i malumori di parte della città e soprattutto dei residenti di via Canavari, mèta della street parade, che hanno accolto il popolo degli antiproibizionisti con polemiche, ma anche con spirito di "apertura" per quello che ormai è diventato un classico della primavera pisana. Preceduta e seguita da una scia di proteste, approdate più volte anche in Parlamento.
«È vergognoso autorizzare il passaggio di una manifestazione del genere in un quartiere super affollato e a due passi dal centro», commenta indispettita una residente, mentre con una decina di altri abitanti della zona assiste impotente al passaggio del lungo corteo alle spalle del cordone delle forze dell'ordine in assetto antisommossa che impedisce ogni passaggio su via Don Bosco e via Centofanti. «Certo - prosegue - è giusto manifestare le proprie idee, ma questo tipo di manifestazioni andrebbero "delocalizzate" in altre zone della città». Sono da poco passate le 19.30 e il fiume di antiproibizionisti fa ingresso in via Canavari, con circa un'ora di anticipo rispetto alle previsioni. I camion trasformati in una sorta di carri allegorici a tema, i cui cassoni hanno fatto da palco a decine di dj, vengono pian piano sistemati nel parco alle spalle del carcere. La musica non si ferma mai. Le polemiche nemmeno. «È una manifestazione nazionale, perché solo e sempre Pisa deve ospitarla? Perché non proporre una rotazione tra città?» si chiede un altro residente, mentre le migliaia di antiproibizionisti continuano a fare ingresso nel parco limitrofo alla sede della polizia stradale, trasformando un po' alla volta il manto erboso in un prato umano. Ai lati, le bancarelle espongono oggetti d'artigianato, i camioncini gastronomici distribuiscono panini, piadine e bevande e i barbecue ispirano le papille gustative di decine di giovani e giovanissimi, la maggior parte dei quali seduti a terra "armati" di birre e spinelli. Dopo alcune decine di minuti quasi tutti i manifestanti sono all'interno del parco. La musica è squarciata dal suono di un'ambulanza accorsa per soccorrere una ragazza che in preda all'alcol ha accusato un malore. Alle 22 si contano 3 intossicati da alcol e droghe al pronto soccorso. Ma la notte va avanti. Dall'alto, i residenti assistono a quello che definiscono «uno spettacolo degradante». Dalle finestre, dai balconi o dai terrazzi. Nessuno rinuncia a buttare un occhio su canapa park. La maggior parte delle finestre rimangono però con le tapparelle abbassate, anche per cercare di attutire la musica assordante sparata dai camion, vicino ai quali decine di ragazzi continuano imperterriti a ballare, mentre parte degli organizzatori svuota in una campana del vetro decine e decine di bottiglie raccolte lungo il percorso. Proteste, ma anche "sopportazione". «Una volta all'anno può essere anche accettata questa manifestazione - dicono due anziane mentre dal cancello dell'abitazione assistono al passaggio della street parade -. Sono giovani e si divertono». Dopo qualche ora, la maggior parte decide di abbandonare il campo, altri resisteranno fino a notte inoltrata. Le polemiche sono destinate invece a durare a lungo.
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