Il Tirreno

Pisa

Inseguimento con sparatoria: ladri in manette

di Mario Neri
Inseguimento con sparatoria: ladri in manette

La polizia intercetta una banda di ladri al rientro da un raid: due fermati, ora caccia ai fuggitivi

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PISA. Il signor Aliberto li ha sentiti bene i colpi. Abita qui da tutta la vita, e la mattina si alza sempre molto presto, prima dell’alba. Due sono stati esplosi uno di seguito all’altro. Bum bum. «Sono rimbombati nella corte, poi uno l’ho sentito più distante». Il signor Giuseppe, invece, non si è perso nulla di questa scena che un po’ sembrava Hollywood e un po’ una cagnara alla Serpico. «No no - racconta - li ho visti correre e sparare. I colpi sono stati quattro. Uno l’hanno acciuffato subito, l’altro non lo so, è scappato in strada. Però c’era anche una ragazza, hanno portato via anche lei. Ma vada, vada a vedere, quello era il loro nascondiglio, vede il portoncino con i sacchi neri fuori».

In realtà Giuseppe tutto tutto non ha potuto osservare. Non ha fatto in tempo. È successo in un lampo: una banda di ladri ricercata da settimane per furti nelle abitazioni e colpi in negozi e capannoni della città e della provincia decimata, due malviventi albanesi di vent’anni e irregolari arrestati in flagrante e altri due connazionali in fuga, ma con i poliziotti alle calcagna. È questo il bilancio di un’operazione messa a segno dagli agenti della Squadra Mobile guidata da Rita Sverdigliozzi ieri mattina a San Giusto, un passo dal Galilei. Prima che Giuseppe si affacciasse alla finestra di questo cortile sterrato a pochi passi dal circolo Alberone, due dei banditi avevano già ripreso il largo, fuggiti. «Quando ho sentito gli spari, mi sono avvicinato al vetro».

Succede tutto in pochi minuti. Sono le 5 del mattino. Da giorni i poliziotti seguono i movimenti della banda, e soprattutto sanno che i quattro abitano qui, in un appartamento in affitto al 211 di via Sant’Agostino. Li anticipano, i ladri stanno tornando da un raid, carichi di refurtiva messa insieme in una notte di saccheggi. Alcuni degli agenti sono nascosti in un angolo del piazzale, acquattati dietro le utilitarie senza insegne, e un’altra squadra è nel chiostro dall’altra parte della via. Una zona di case e palazzi semplici, alcuni con il giardino, e a poche decine di metri le scuole elementari. Da una parte l’aeroporto, nel cielo ogni tanto il rombo dei caccia della 46esima Brigata dell’Aeronautica, dall’altra parte i campi e all’orizzonte i capannoni di Porta a Mare, ma tutto sommato un quartiere tranquillo, dove l’estate si prende il fresco nelle corti ed ogni corte è un po’ una famiglia.

I poliziotti gli davano la caccia da giorni. Hanno aspettato che scendessero dall’auto e poi sono entrati in azione. Due banditi riescono a ributtarsi in auto e a fuggire, due vengono presi alla sprovvista. Il primo, il più alto, acciuffato subito. Il secondo, «il piccoletto», come lo chiama Giuseppe, se la dà a gambe insieme agli altri su via Sant’Agostino. Ed è in quel momento che gli uomini della Mobile esplodono i colpi. Non puntando l’arma sui malviventi, ma in aria, per intimidirli. E alla fine uno lo braccano. In manette all’inizio ci finisce anche una donna, ma poi in caserma si scopre che è solo la compagna di uno del gruppo. Non ha mai partecipato a furti e rapine, di cui invece i quattro sono esperti. Per qualche ora, in questura, i funzionari di polizia interrogano i banditi. In casa, al 211, è stata rinvenuta moltissima merce: oro, gioielli, soldi, abbigliamento, migliaia di euro di refurtiva. Ma soprattutto restano da catturare gli altri due complici, cugini dei due fermati. Al circolo, nel pomeriggio, fanno tutti spallucce. «Una banda nascosta proprio nell’appartamento qui accanto? Mai saputo...», dice uno. Ma fra un passa parola e l’altro, la storia e l’immaginario collettivo sono già decollati: «Sembrava d’essere a Scampia, una sparatoria all’alba, ma si rende conto», dice Giancarlo, 70 anni, mentre incrocia una briscola con gli amici. «Io ho sentito che l’inseguimento è proseguito fino in via Potito», la butta là un altro. In realtà è avvenuto tutto nello spazio di due cortili. E gli unici a saperlo bene, vittime inconsapevoli, sono due studenti indiani che con la banda dividevano l’appartamento (senza un regolare contratto). Di fronte alla scena e ai poliziotti armati, pare tremassero come foglie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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